Gianni Pesticcio Diario Tchad
12 Marzo 2006 - Tchad (Goundi)
Domenica di ozio
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Finalmente si dorme alla grande. Mi sveglio al solito orario ma questa volta mi giro sul fianco e torno nel mondo dei sogni. Solo alle 7.30 mi alzo: l'appuntamento e' per le 8.00 per la "petit de'jeuner" e alle 8.30 per la Messa. Ieri sera con Emilio ho fatto tardi, e' venuto ad accompagnarmi alla mia residenza e ci siamo soffermati a chiacchierare fino a notte fonda (22.30). Con le ultime dipartite sono rimasto a dormire da solo sopra il reparto "infectieux". Anche Lucile che prima alloggiava in una stanza attigua alla mia, ha approfittato degli alloggi liberatosi con gli ultimi commiati al di fuori dell'area ospedaliera per trasferirsi. E' stato proposto anche a me una nuova residenza, ma io mi trovo bene in quella attuale. Ho arredato la stanza con tappeti, mobili e poster e mi sembra confortevole.

In mattinata vado da Franco e Susanna a fare qualche fotografia alla piccola Naomi, la bambina che hanno adottato. Con il passare dei giorni diventa sempre piu' "paciottina" ed e' la mascotte di tutti noi. Il tempo passa lentamente nelle giornate di riposo. Ci si guarda attorno sperando di trovare una alternativa all'ozio, c'e' chi dorme, chi legge, chi conversa, chi ascolta musica, chi si inventa un passatempo. Forse e' preferibile la giornata lavorativa, e' piena di imprevisti, di programmi, di commissioni inderogabili, di tempo occupato.

Sogni ad occhi aperti l'aperitivo del bar, gli stuzzichini, le pizzette, la birra ghiacciata che rende opaco il bicchiere e forma piccole goccioline d'acqua, il telefono che squilla, le notizie del telegiornale, cosi' ripetitive e scontate. Il cantiere senza operai, senza rumore, senza vitalita' sembra una cattedrale nel deserto lasciata incompiuta. Attorno, gli ammalati che boccheggiano in corsia, i parenti che soggiornano sulle stuoie, i grossi corvi che cercano fra l'immondizia cibo sembrano rallentati, apatici, abulici e indolenti. Solo il Centro Nutrizionale sembra vivo e palpitare.

Qui i bambini malnutriti, orfani, sporchi e spogli attendono… attendono… attendono… il pasto che viene a loro offerto dall' istituzione, dalle suore, dai volontari. A loro non importa se e' domenica o lunedi', loro hanno fame, hanno sete, hanno bisogno di vestirsi, di avere una mano amica a cui aggrapparsi per poter vedere il giorno che verra'.


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