Gianni Pesticcio Diario Tchad
19 Marzo 2006 - Tchad (Goundi)
Avventura a Sarh
info Puoi aggiungere un tuo commento a questo racconto completando la form in fondo alla pagina.

car

La combriccola si e' ingrandita, siamo 7 adulti e due piccini, naturalmente siamo stracarichi, di merce e persone ed il tempo e' minaccioso. Poco prima e' grandinato, evento raro in Tchad, inoltre soffia un forte vento.

Si parte da Sarh per tornare al nostro villaggio. Siamo speranzosi anche se e' tardi ed arriveremo con il buio. Lungo la pista, alberi sradicati, pozzanghere d'acqua, buche enormi prodotte dalla sabbia che e' franata sotto la sferza della pioggia e della grandine, villaggi con capanne scoperchiate. L'impressione e' quella della "trompette d'air" poiche' e' una striscia ben definita di abbattimento e desolazione. Si prosegue a fatica evitando le buche piu' grosse e le insidie piu' evidenti. Comincia a fare buio, sul cassonetto portiamo una donna con in braccio il bambino piu' piccolo e l'infermiere; chiediamo se vuole darci il piccolo che terremmo con la sorellina in vettura, ma piange, vuole la mamma.

Ecco l'imprevisto, una grossa "bouts de bois" coperta dalla sabbia a ridosso di una buca. L'impatto e' violento, la macchina ha un grosso scossone, sembra fermarsi, il fracasso della lamiera e del ferro e' vigoroso. Forse siamo stati fortunati, evitiamo di fermarci, la pista e' fangosa e la paura e' di restare infossati. Decidiamo di proseguire tenendo d'occhio le spie (tanto non funzionano mai) 5… 10 chilometri, nulla. Prendiamo fiato quando all'immprovviso la macchina si piega sul fianco sinistro e' una "crevaison la roue gauche ante'rieure". E' quella riparata a Sarh, e' quella in pessime condizioni, ci fermiamo nel centro della pista, in un luogo sabbioso ma privo di avvallamenti, e' buio pesto.

Compaiono tre piccole torce dai nostri zaini. Coraggio cambiamo ruota e ripartiamo, siamo a 40 chilometri da casa. Mi sdraio sotto la macchina per posizionare il crik sotto il perno della ruota, affondo nella sabbia imbevuta d'acqua piovana, sento qualche cosa gocciolarmi sulla maglietta, sara' la pioggia, ma controllo. Mi passano una debole luce e vedo la maglietta sporca d'olio, punto la luce verso l'alto e… l'asse dell'albero della trasmissione e' piegato, il colpo preso ha fatto piu' danni del pensato. Tagliamo una bottiglia d'acqua la posizioniamo nel punto della perdita, cerchiamo di recuperare quanto piu' olio e' possibile, nel frattempo velocemente tentiamo di cambiare la ruota.

Io sono sempre sdraiato sotto la macchina, sporco, sudicio, infangato tento di posizionare il crik, non vedo il grosso scorpione vicino al mio braccio, ha la coda alzata, e' il piu' grosso in assoluto che ho ravvisato in Africa, sento solo la voce di Emilio "j'attente le scorpion" e prontamente con la chiave inglese lo colpisce, mi giro di scatto, lo vedo, "zucco" la testa nell'intento di alzarmi e mi sposto quel tanto che basta per evitarlo e lasciare lo spazio per colpirlo. La "Provvidenza" era all'erta. Ora sono di nuovo sotto la vettura, non sono tranquillo e temo l'arrivo di altre bestiole. Io controllavo solo i serpenti, non mi era mai capitato di vedere scorpioni nella sabbia, mi dicono che con la l'umidita' escono per cacciare.

Qualche ulteriore problema nella sostituzione della ruota, il crik si affossa, il motore resta acceso, temiamo che possa non ripartire, terminato il "je change roue" ripartiamo, mancano 25 chilometri. La suora prega, nessuno canta piu', si contano mentalmente i chilometri mancanti, appena sentiamo il motore ringhiare, ci fermiamo e aggiungiamo l'olio recuperato, 15 chilometri a Goundi.. un grosso albero ci sbarra la strada, e' caduto per il maltempo, fino ad ora li avevamo aggirati o evitati, questo occupa tutta la pista, e siamo in un avvallamento da dove non si puo' retrocedere o deviare. Io penso che qualcuno "gufa" contro di noi, ed altri vegliano. Scendo dalla macchina, vettura accesa, inizio a togliere i primi grossi rami, il sentiero e' una pista di fango e scivolo. Emilio e l'infermiere e la "Provvidenza" scendono ad aiutarmi, dico alle donne di restare in auto e non far scendere i bambini, i fari della macchina illuminano l'imponente albero. Mi accorgo che tutto quel fango e' una fortuna, cosi' come scivoliamo noi scivolera' anche il tronco. Cominciamo a tirare e a spingere, si muove… si muove… forza… ci basta un metro, un metro e mezzo e poi passiamo sopra i rami e le foglie. E' fatta! Saltiamo in macchina e si riparte, ancora 10… 5 chilometri e siamo arrivati. Ora anche se si ferma si torna a piedi, si prende il trattore e la rimorchiamo.

Ma la vettura resiste, vediamo il muro di cinta dell'ospedale, ci mettiamo a cantare. Siamo arrivati; sono le 20.30. Ora ci aspetta il pasto serale e la doccia, ma devo rinunciare a tutte e due, la cena e' fredda e la doccia… manca l'acqua.


Questa pagina non contiene ancora nessun commento. Aggiungi il tuo commento compilando la form di seguito in questa pagina.

info

Per inserire un commento a questa pagina è necessario registrarsi al sito. Segui questo link per effettuare la login, o per creare un nuovo utente.