Gianni Pesticcio Diario Tchad
24 Marzo 2006 - Tchad (Goundi)
E' normale morire in Tchad
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Passa inesorabile il tempo, mi accorgo di avere sempre meno cose da raccontare; mi sembra che sia tutto abituale e gia' vissuto. Ma non puo' essere cosi', ho la sensazione che sto iniziando ad accettare per consueto cio' che rappresenta il peggio dell'Africa.

Ieri sera c'e' stato un incidente, cosa strana pensando al Tchad, una motocicletta ha investito un bambino. Ci sono volute piu' di due ore per trasportarlo in ospedale, e' arrivato in pessime condizioni verso le 19; milza, fegato spappolato, intestino lacerato, e' stato operato d'urgenza. Io ho recepito l'emergenza perche' mi trovavo in internet e sapevo che alle 19,30 nello stesso attimo che avrebbero fermato il gruppo elettrogeno io avrei perso il segnale.

Ma… mi chiamano per la cena, mi scappa l'occhio sul piccolo riquadro dell'orologio che compare sul monitor: 19,43 c'e' ancora corrente: il blocco della sala operatoria deve essere attivo. Entra Anna, il medico di turno e ci informa della grave disgrazia: i gesuiti stanno operando. Solo molto piu' tardi si spengono le luci e dobbiamo attivare le lampade di emergenza, quelle che accendiamo in sala da pranzo nelle ore in cui manca energia elettrica. Si desina, come tutte le sere, indugiamo seduti all'aperto a chiacchierare, sento Anna parlare con Maria: l'operazione e' andata bene, e' un ragazzo di 8-9 anni e forse se la cavera'; ecco questa e' la normalita' che viviamo. E' tardi sono le 22.30 tutti a dormire.

Oggi il cantiere e' chiuso, posso concedermi un ora di "letto" supplementare, dico di letto perche' l'abitudine ti sveglia comunque alle 5,30 e non riesco piu' a dormire. Colazione, messa dalle suore e visita al mercato con Maria, devo acquistare due stoffe e voglio il suo consiglio. Parliamo del piu' e del meno, mi dice che questa notte, alla una, il bambino e' morto. Mi chiedo che faccia avesse, se era solo, se i genitori erano presenti, come verra' riportato a casa, con quale mezzo, dove verra' sepolto.

E' normale morire in Tchad, io devo scegliere le stoffe, la vita continua. Continuo a considerare che la vita del medico in questo paese e' difficile, non sempre gli sforzi ti gratificano, non sempre gli strumenti sono adeguati, non sempre l'esistenza e' consuetudine, non sempre le aspettative giungono e si realizzano. Io, nel "mio cantiere", intravedo i progressi anche se pieni di difficolta' e di perplessita' e questo mi riempie d'appagamento, alla fine della giornata lavorativa guardo la costruzione con ammirazione e non considero se il mio paziente salvera' la ghirba o se portera' a casa la pelle, io sono appagato della posa di quattro mattoni e due latte per tetto. Ecco questo succede ogni giorno e non fa piu' notizia, ho sempre meno cose da riportare.


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