Io, Anna e Giulio ci rechiamo in visita ad un villaggio Toumak. Normalmente i visitatori non sono ammessi e neppure fotografare, ma e' stata fatta un eccezione a Giulio che e' un veterano di Goundi (sono 30 anni che ci vive) e che molto sapientemente li ha saputi addolcire con moine e complimenti. E' peggio di come si puo' immaginare: le capanne sono prive di ogni confort, neppure una stuia per dormire sulla nuda terra. La vegetazione circonda tutto il villaggio e le capanne sono circondate da una palizzata di legno che le isola completamente da quella accanto. Il fuoco e' sempre acceso all'interno ed il fumo e la caligine ricoprono tutto, anche la sabbia che a Goundi e' rossa, all'interno dei tuguri e' oramai di colore nero cenere.
I bambini sono quasi tutti nudi e le donne a seno scoperto, pochissimi conoscono il francese, parlano solamente Toumak. Io ho con me la macchina fotografica e posso scattare foto interessanti di vita quotidiana. Le donne dal pozzo estraggono l'acqua mettendola in enormi catini che portano in testa, ed ho notato che metteno delle frasche, rametti con foglie, a galleggiare nel conca e ho chiesto spiegazioni. Serve da stabilizzatore: dovendo percorrere un buon tragitto, per non far trasbordare e perdere il prezioso liquido mettono queste frasche che riducono l'ondeggiare dell'acqua.
I granai, sono capanne circolari sollevati dal suolo, come piccole palafitte, questo per rendere la vita dura a termiti, serpenti e topi. Anna ne approfitta per guardare alcuni bambini, si notano malformita' e inabilita' di arti, probabile la poliomielite o l'unione di congiunti. Giulio al fine di aiutarli si dimostra interessato ad acquistare semi di karite: e' un modo elegante per donare monetine e per giustificare la nostra intrusione. Una bacinella di semenze viene pagata oltre misura: il corrispettivo di 40-50 centesimi di euro, una cifra ragguardevole per loro. Rientriamo a sera inoltrata, il programma prevede per domani una visita ad un villaggio Sarak.
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