Gianni Pesticcio Diario Tchad
29 Luglio 2006 - Tchad (Goundi)
Villaggi Ndlati e Sarak
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sarak Come da programma di primo pomeriggio i soliti re magi (io, Anna e Giulio) ci rechiamo a Ndlati. Questo gruppo razziale si differenzia per una maggior apertura verso gli occidentali. In effetti, appena arriviamo, notiamo che le donne sono alla richiesta di poter fare fotografie: si sono subito messe in posa, alcune sono arrivate con foular in testa, altre si sistemavano le vesti, i bambini erano rozzamente vestiti e le abitazioni erano quasi arredate. Infatti, oltre che il fuoco, avevano una rudimentale letto, un filo per riporci gli oggetti della cucina come pentole o tegami e spesso avevano anche il graticcio accanto al giaciglio.
Questa volta la motivazione per accedere alla dimora era la consegna di alberelli ed arbusti che Giulio dispensava. In una abitazione abbiamo visto un rudimentale alambicco che utilizzano per distillare i cereali e produrre un alcool altamente pericoloso e spesso mortale: si tratta di una enorme zucca che svuotano e riempiono d'acqua, la fanno attraversare da un tubo metallico e da un lato mettono il pentolone con le messi a bollire. Questo, con il calore, sviluppa aeriforme che incamerano e attraversando il giunco immerso dall'acqua fredda, distillano il prodotto. Harghe' e' il nome di questa bevanda che provoca a lungo andare la cirrosi.
Tutti questi villaggi visitati, sono presenziati solo da donne, bambini ed anziani: gli uomini in questo periodo sono nei campi a lavorare. La brusse e' rigogliosa per le ingenti piogge, la pista spesso sparisce e ti ritrovi completamente circondato da alberi e vegetazione. Condurre il mezzo e' spesso difficoltoso e a volte imprudente. E' proprio in questa situazione che l'auto sobbalza a causa di un grosso tronco che non vediamo proiettandomi contro il finestrino laterale sinistro. Conseguenza un grosso bernoccolo in testa e la rottura del braccetto che regge la batteria. Tutto sommato siamo stati fortunati! Visitiamo l'ultimo villaggio fasciato dalla flora, ci dicono di stare attenti in questa stagione ai serpenti che sono numerosi. Io li osservo, guardo i loro piedi privi di calzature e mi chiedo cosa si aspettano dal futuro oltre al dolore, alle privazioni, alle sofferenze, alla fame, alla sete, alla morte che li accompagna sempre? e forse comprendo come, di notte, al chiaro di luna piena, al ritmo di tamburi e di danze ritmate si possano stordire ed ubriacare con un fiasca di Harghe'.
Rientriamo mentre il sole lentamente scompare, incontriamo una mandria di buoi che si abbevera in una "flaque d'eau le long de la piste" (NDR: stagno di acqua lungo la pista), percorriamo ancora poche centinaia di metri e "une bâche e'clate au soudain" (NDR: una copertura scoppia con improvvisamente). Non e' semplice rimpiazzare una ruota in queste condizioni, il crik affonda nella sabbia e per un attimo temo che ceda lasciandoci definitivamente a piedi nella brusse. Siamo stati imprudenti e siamo sprovvisti di torcia, acqua, carta e penna. Ma non succede nulla, terminiamo velocemente la sostituzione e a velocita' sostenuta rientriamo alla base.
Dimenticavo di assentire che l'auto che utilizzavamo era del tutto priva di freni: i pistoncini delle ganasce sulle ruote erano stati smontati per la sostituzione e l'unico freno era quello manuale, o sfruttare l'insabbiamento per rallentare la velocita', ma anche questo e' l'Africa.

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