Lo scopo della missione e' prendere un ecografo e un distillatore d'acqua. La partenza e' di buon ora, siamo con due macchine, Taj con la Toyota, io con la Nissan. La notte e' stata piovigginosa e non ci aspettiamo nulla di buono, le strade peggiorano di ora in ora, c'e' l'obbligo di una prima tappa a Koumra: qui ci aspetta una suora ciaddiana che deve recarsi a N'Djamena e viaggera' con me.
Ci spostiamo a sud verso il centro africa (60 km), la strada e' subito pessima e impieghiamo quasi due ore per giungere alla Missione. La suora fortunatamente parla un poco di italiano, e' stata un anno a studiare a Roma e questo mi permette di scambiare qualche parola. Taj fa da battistrada e sembra di fare la Parigi-Dakar. Prossima tappa Doba (102 km), le auto sono leggere e corrono nonostante "les flaques et le sable"(NDR: le pozze e la sabbia).
Moundou e' l'obiettivo, ci stiamo spostando mantenendo una rotta di sud-ovest, la strada che facciamo non e' la piu' breve ma e' quella che ci porta verso l'unica strada asfaltata del Ciad, o almeno a quella che sembra piu' simile ad una carreggiata battuta (90 km). Arriviamo alle 16.00. In pratica, per compere circa 250 km abbiamo impiegato quasi dieci ore, una media di 25 km/ora. Naturalmente non privi di rischi e imprevisti, ho contato 50 camion in panne (le auto non le consideravo) poi mi sono stancato e ho rinunciato alla conta; abbiamo rischiato di cappottarci un paio di volte ma come spesso sostengo, la Provvidenza ci accompagna.
Ci spostiamo a nord, finalmente. Bongor (210 km) si trova sul confine con il Camerun, e' una delle citta' in fermento, il confine spesso non e' neppure segnalato e i posti di blocco sono ravvicinati e ricorrenti. Taj che ci precede, e' abile e conosce praticamente tutti. Noi ci accodiamo sempre dietro la sua vettura, lo vediamo confabulare poi, spostano la barriera di filo spinato e ci fanno passare. Disponiamo anche di un lascia-passare dell'ospedale che dichiara che siamo in missione sanitaria. Si costeggia sempre la frontiera fino a N'Djamena (220 km) e si arriva alle 22.00. Ci e' stato detto che viaggiare di notte e' rischioso, le bande non regolari sono molte ed effettuano controlli non proprio regolamentari, ma alla ricerca di denaro. Le barriere ci mettono sempre in apprensione, vedo i militari, o spesso arabi con indosso l'immancabile "bubu'", armati che si avvicinano con andatura spavalda, il buio assoluto rende tutto piu' grave, la torcia puntata negli occhi, le frasi spesso incomprensibili non fanno ben sperare. La "bonne chance nous accompagne" (NDR: buona fortuna ci accompagna) e quando entriamo in Cabrini, la nostra meta, ci sentiamo finalmente sicuri. È stato faticoso ma e' andato tutto bene, una doccia e subito a letto a dormire.
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