È una storia triste, ma veritiera. È quasi ora di cena, il medico di guardia viene avvertito dall’infermiere: è arrivato un ragazzo all’accettazione, 20 anni, con forti dolori all’addome. Il ragazzo racconta che fino all’alba ha danzato e cantato, e che questa è la causa del suo dolore, ma basta un’occhiata al medico per capire che questa non può essere la causa. Da un primo esame sembrerebbe “peritonite”, si allerta la sala operatoria, occorre intervenire d’urgenza, tutta la pancia è diventata turgida e rappresa. È una delle tante emergenze, il gruppo elettrogeno dovrà restare acceso a lungo, si prevedono 2 forse 3 ore d’intervento. Noi, poveri profani di medicina recepiamo questi resoconti fra una “chat” e l’invio di un messaggio di posta elettronica. Guardiamo i volti tesi e cerchiamo di comprendere “questo francese” spesso miscelato a italiano o a spagnolo, e tutto ci passa accanto, ci sfiora e si allontana.
Ma il gruppo elettrogeno che da corrente questa volta si ferma poco dopo, l’operazione non può essere terminata. È trascorsa solo un ora, e questo oramai l’ho imparato anche io: è un lasso di tempo troppo breve per aver concluso l’intervento, non mi resta che attendere l’arrivo di Anna per chiedere informazioni. Il volto che vedo è cupo e grave, per sdrammatizzare le dico che l’aspettavo per la cena e chiedo: “come è andata?”. La risposta è stata concisa: “aperto e richiuso”. Solo dopo, con più distensione, mi ha detto che tutto l’intestino era necrotico e mi ha spiegato tutta la gravità della malattia. Era impensabile e inaccettabile l’asserzione che fino al giorno prima non avesse provato dolore, disturbi o spasmi. Mi viene da pensare che questa gente è talmente abituata a soffrire e a sopportare, che non avverte più neppure “le survenir de la mort” (NDR: il sopraggiungere della morte).
Questa mattina ho chiesto informazioni del ragazzo, e mi è stato detto che resisteva, che alla domanda: “comment il va?” (NDR: come va?), ha risposto con un fil di voce: “il va” (NDR: va). I famigliari gli erano accanto e informati, aspettavano l’inevitabile con rassegnazione e passività. Oggi è domenica, siamo a pranzo e come al solito ci aggiorniamo “sull’entità Goundi”. Guardo Antonella, è arrivata ieri sera, fresca di laurea, si fermerà un mese e mezzo: forse è ancora idealista e penso che imbattersi con questa realtà sarà un’esperienza significativa per il suo avvenire.
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