21 Agosto 2006 - Tchad (Goundi)
Il ballo della gioia
Il cantiere prosegue nonostante le difficoltà: ci serve la merce ordinata due settimane fa, vernice, ferro, tempera, ecc. Nell’attesa cerco di occupare gli operai con incombenze necessarie, ma non prioritarie. Il camion di Mamamhat che trasporta la mercanzia è fermo sulla route. In pratica, il materiale di consumo viene ordinato al commerciante entro il mercoledì sera, il giovedì mattina il camion con tutte le ordinazioni pervenute parte alla destinazione di Sarh dove arriva in serata: considerate che sono 120 km di pista sabbiosa e piene di pozzanghere, e se incappa nella pioggia si deve fermare alle barriere sulla strada e, nel tragitto, ne incontra ben 7. Pernottano ed il venerdì compiono tutte le commandes, caricano il mezzo di merce e di eventuali persone che devono venire a Goundi, e sabato mattina di buon ora ripartono con l’intento di arrivare in serata. Se durante il periodo estivo questo servizio è (quasi) affidabile, nella stagione delle piogge è un incognita. Le variabili sono infinite, dalla strada, alle condizioni climatiche, alla efficienza dei mezzi, alla convenienza di far viaggiare il mezzo non completamente carico, ecc. Ecco spiegata la mia preoccupazione. Sono già trascorsi due sabati e del mezzo nessuna notizia, o meglio: è guasto, arriva questa sera, fanno il trasbordo su di un altro camion, Mamamhat è andato personalmente con la sua Jeep a recuperare la nostra merce!!! Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, ma non c’è alternativa.Oggi il cielo è sereno e fa ben sperare. Nel pomeriggio mi viene a trovare Pierre Cardin, l’ho fatto cercare, deve farmi un pantalone. Si chiama Bernard, ma preferisce farsi chiamare con il nome d’arte. Nel pomeriggio assistiamo ad una rappresentazione di un piccolo balletto nella chiesa. È fatto appositamente per noi, avevamo espresso il desiderio di poter fare qualche fotografia e le ragazze non si sono fatte pregare accontentandoci. È molto semplice, il tempo è tenuto battendo i piedi (nudi) sul pavimento e intonando un’aria cadenzata e scandita. Le ragazze si muovono con disinvoltura e scioltezza, anche i bambini più piccoli che sono presenti improvvisano una sorta di danza. La musica è vissuta come parte integrante della vita e della giornata che scorre, battendo le mani creano suoni che subito accompagnano con movimenti modulati. È strano vedere tanta gioia sui volti nel poter esprimere con la danza, è stano soprattutto se si pensa che si patisce la fame, il dolore, la sete. Non hanno motivi apparenti di esultare, vivono alla giornata senza un futuro o una aspettativa di vita. La morte, quella vera, è sempre presente e accompagna le loro giornate.
Forse, questa è la chiave di lettura di questo ballo liberatorio che, con semplicità e naturalezza, accompagna ogni occasione.
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