Gianni Pesticcio Diario Tchad
24 Agosto 2006 - Tchad (Goundi)
Il momento degli addii
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departure2408.jpg Piove. La partenza di Riki e Lele è in “forse”. Introdursi in brusse con il cattivo tempo, è una risoluzione quantomeno avventata. A rilento i miei operai si mettono in moto per iniziare l’attività pianificata. Capisco questa loro titubanza: impastare cemento e sabbia sotto una fitta pioggerella è un compito ingrato, ma non vi sono alternative. Inoltre anche chi dovrebbe operare al coperto, indugia in una sorta di diritto di gruppo: “si ils ne leur travaillent pas... parce que je travaille” (NDR: se loro non lavorano... perché io lavoro). Alla buon ora l’ingranaggio cantiere si attiva e, una volta avviato, procede lentamente, ma procede.
Io accompagno i ragazzi in una sorta di “saluts et congés” (NDR: saluti e congedi). Le ultime informazioni pervenute dicono che prima di mezzogiorno si incammineranno verso Sarh accompagnati da Giulio e da suor Salvina. Le previsioni sono di fare più strada possibile e, in alternativa, pernottare presso le Missioni poste sul cammino. I preparativi sono esplicati. L’auto viene caricata con i bagagli e si scruta il cielo: forse sarà clemente e benevolo. È il mio momento di commiato. Mi sono trovato bene con loro, e spero di aver lasciato una buona “empreinte de vie” (NDR: impressione di vita) nei loro animi. Io li avevo conosciuti a Busto Arsizio, e da subito mi ero sentito in sintonia con il carattere schietto, sincero e trasparente. Sicuramente al mio rientro ci rivedremo, le conoscenze generate durante queste scelte di vita sono molto forti e durature, germogliano da un desiderio di disponibilità verso il prossimo, senza convenienze o opportunità di sorta.
Un ultima fotografia, voglio deificare il sorriso e la spensieratezza che li accompagna, un ulteriore abbraccio come congedo e una promessa di ritrovarci. Mentre l’auto copre i primi metri del viaggio, un ultimo augurio: “vous faites bonne rue” (NDR: fate buon viaggio). Poi metto in comunicazione immediatamente la voce e la mente, e mi riprendo: “buon viaggio ragazzi, ci rivediamo in Italia”.

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