26 Agosto 2006 - Tchad (Goundi)
Un ragno... affascinante!
Un altro fine settimana è arrivato, questa mattina il sole mi ha svegliato con tutta la sua brillantezza e calore. È incredibile di come la natura che ti circonda, muti con il cambiare del tempo; la temperatura si alza repentina, le piste tendono ad attenuare il pantano seccando il fango e le flaques d'eau (NDR: grosse pozze di acqua) sono meno profonde ed insidiose. Si ha l’illusione di potersi muovere liberamente sulle rues che ora sono visibili e non più sommerse dall’acqua.Il cantiere è privo di latterite, il camion che doveva consegnarcelo è fermo in “panne” da diversi giorni. Decido che questo è il momento favorevole per recuperare il ghiaietto, e programmo un paio di viaggi nella periferia circostante dove Mamamhat ha un piccolo deposito. Tutto si svolge come programmato e la mattina scorre velocemente con lo strepito del motore del trattore che mi accompagna. È sabato: la giornata lavorativa termina alle dodici in un battibaleno.
Ora il rituale si ripete, è come nella poesia del “sabato del villaggio” dove le aspettative ed i programmi si intrecciano e si propongono. Domani è domenica si potrebbe fare… oppure organizzare… C’è chi propone una partita di calcio, chi una passeggiata a piedi, chi ripropone il mercato, ma io so che sarà “le soleil ou la pluie” (NDR: il sole o la pioggia) a determinare gli eventi. Metto in ipotesi anche un pomeriggio in ciabatte davanti al monitor del mio pc a guardare un buon film, sapendo che poi mi ritroverò comunque proiettato di nuovo in un inizio settimana ricco di impegni ed incognite.
Antonella mi racconta di un ragno che tesse la tela accanto alla sua porta, mi dice che è grosso come una mano, le chiedo di indicarmelo, forse esagera, ma ho imparato a dare credito a tutti. Prendo la macchina fotografica (non si sa mai) e la raggiungo; ha ragione non è grosso, è enorme, brutto o, meglio, bello con i suoi colori sgargianti, con lunghissime zampe e un aspetto poco rassicurante. Tesse la sua tela con lentezza e sembra quasi fare una scaletta con un “punto ad uncinetto”, è bello osservarlo anche se ho qualche problema ad avvicinarmi con l’intento di fotografarlo. Con molta cautela faccio qualche scatto ma non rende l’idea della dimensione. Convinco la mia assistente ad avvicinarsi all’aracnide con in mano i miei occhiali serviranno come comparazione. Siamo entrambi poco convinti ma poi i risultati ci danno ragione: mi spiegano poi vedendo la fotografia che si tratta di un specie non mortale per l’uomo ma dalla puntura molto dolorosa, caratterizzata da quattro paia di arti locomotori e da un primo paio di appendici dotato di pungiglioni veleniferi, velenosi per insetti e volatili di medie dimensioni, mi dicono che può uccidere “rats, chauve-souris et petits oiseaux” (NDR: ratti, pipistrelli e piccoli uccelli).
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