Gianni Pesticcio Diario Tchad
27 Agosto 2006 - Tchad (Goundi)
Serpenti e biscotti
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Come al solito il programma è stravolto: il tranquillo “weekend” si è evoluto in una caccia al serpente. Tutto è iniziato ieri sera, Anna era tranquilla in bagno quando vede strisciare vicino alla parete un serpentello. Passata la paura iniziale, e considerate le dimensioni del rettile, lungo quanto un lombrico, tenta di stordirlo con una “gassata di ddt”. Nel frattempo si fa vedere alla porta e mi chiama “Gianni corri!”. Dal tono della voce capisco che deve trattarsi di un avvenimento insolito e appena entro in camera mi dice “c’è un serpente”. Sono in ciabatte e la cosa mi fa preoccupare, inoltre non lo si vede più, mentre mi chiamava si è nascosto, forse asfissiato, forse morto o forse è in agguato. La cosa più logica e sicura è quella di chiamare il guardiano: loro sanno come cercarli e capiscono eventuali indizi. Comincia a fare buio, il guardiano, appena lo informo, prende un bastone e mi segue. Si muove con circospezione nella stanza e trasmette un senso di sicurezza, facciamo fatica a trovarlo, un po’ per le dimensioni, si era arrotolato e sembrava un batuffolo di polvere, un po’ per il buio che sopraggiunge e che ci costringe a utilizzare le torce elettriche. Brun, il guardiano, schiaccia ripetutamente la testa del rettile con il bacchio e poi dice serioso “celui-ci est le petit, il doit être nous aussi la mère!” (NDR: quest'ultimo è il piccolo, deve esserci anche la madre!).

Restiamo in scompiglio tutta la sera, e occorre attendere l’indomani per la “caccia”. La domenica mattina è riservata a questa missione. Boljm, il nostro cuoco, è un omaccione di 100 chili. Lentamente ci aiuta a svuotare la stanza, controlla armadio, comodino, letto e tutti quei luoghi dove un rettile si può nascondere. “Il y n'a pas nulle, il s'est échappé” (NDR: non c’è nulla, è sfuggito), ci dice con un grande sorriso e ritorna con passo cadenzato in cucina. Ci sentiamo più tranquilli, anche se forse avrei preferito trovare il rettile a testimonianza dell’evento.

Il pomeriggio, per sdrammatizzare, le “donne”, Anna, Antonella ed Enry decidono di fare i “biscotti”. È un impresa ardua, considerate i prodotti utilizzati; ma si ride e si scherza e forse... dopo due mesi d’africa, di paste scotte, di minestre insipide, di carne “al dente”, mi sembrano anche buoni, saporiti e soprattutto ben cotti!

Ho sentito il camion di Mamamhat transitare sulla strada: sicuramente avrà altra merce per il cantiere. Domani verificherò. Oggi è tornato Giulio da Sarh e racconta che il viaggio di andata con i ragazzi (Lele e Riky) è stato duro e travagliato. Sono stati fermi 15 ore, le barriere sulla pista erano chiuse per pioggia e hanno trascorso la notte in auto. Solo l’indomani la perturbazione è passata ed hanno potuto concludere il viaggio. Mi rallegro, dovevo essere io lo “chauffeur” sono stato fortunato.


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