08 Settembre 2006 - Tchad (Goundi)
Sabbiemobili, pioggia e varani
Giorno ricca di avvenimenti ed imprevisti. Doveva essere un fine settimana senza sorprese invece… Ieri gli excavateurs hanno terminato di scavare le fosse biologiche. Oggi il programma prevede di andare in brusse a prendere i briques. Sono quattro giorni che non piove, le piste si sono asciugate e non dovrei avere problemi di trasporto. Niente di speciale quindi, e con i soliti manoeuvres, verso le sette mi metto in movimento. Come previsto la rue è transitabile, con molta attenzione la percorro con il trattore, occorre sempre vigilare che i bambini non ti rincorrano per attaccarsi al rimorchio. Japè è sempre attento e più di una volta l’ho visto scendere dalla motrice per sgridare e rimproverare quanti avevano parvenza di voler tentare l’avventura.Arriviamo nei pressi di Mamion ed entriamo nella brusse dove sono stati forgiati i briques. Tutto normale, diamo un occhiata, il terreno è solido: una fitta erba è cresciuta nello spazio, è alta poco più di 40 centimetri e questo non mi toglie la visuale sulle frasche , sugli arbusti e gli alberi. Posiziono in retromarcia il mezzo, passa il rimorchio e poi appena le grosse ruote posteriori del trattore entrano nel campo, ecco l’imprevisto. C’è una striscia di terra che nasconde una insidia, è larga meno di due metri, non è visibile ad occhio poiché è ricoperta anch’essa d’erba, ma questa è cresciuta sul fango. Mentre le ruote anteriori sono ancora su terreno solido, quelle posteriori affondano velocemente. Meravigliati i manoeuvres scendono dal rimorchio, il terreno è sabbioso, non eccezionale, ma nemmeno infido. Io scendo dalla motrice e lentamente affondo fino alle caviglie. “Sabbbie mobiles” (NDR: sabbie mobili) sentenziano subito. Io a fatica rientro sulla terra solida, le scarpe sono recuperate dalla melma poiché si erano sfilate con il mio arretramento. Il mezzo non sembra posizionato male: su di un altro terreno si sarebbe mosso con agilità senza problemi, ma in questa melma le ruote girano a vuoto, non fanno sufficiente presa e temo possa sprofondare ulteriormente.
È meglio non correre rischi, con una buona pala, una corda d’acciaio, qualche tavola di legno e un grosso cric tutto si risolve velocemente. Sono circa le 8. Ammin si reca a piedi a Mamiong, poco distante, e si fa prestare un velo e si reca al cantiere a chiedere soccorso. Noi nella attesa decidiamo di consolidare il terreno posizionando briques nel fango. Il tempo trascorre lentamente e solo alle 12,30 arriva l’auto della salvezza carica di attrezzi e materiale, ma soprattutto con una tanica d’acqua da bere. I miei manoeuvres non avevano problemi, l’acqua fangosa del pozzo era dissetante e se ne sono serviti. Io guardavo assetato pensando che forse… avrei potuto assaggiarla.
Con le pale e soprattutto la pedana di ferro posizionate sotto le ruote, il mezzo esce agilmente dalla palude. Si può tornare al cantiere, ma poi pensandoci bene, siamo distanti una decina di metri dal deposito di mattoni ed anche se oramai è tardi conviene fare il carico ed evitare un nuovo viaggio domani. Dieci metri sono una enormità se devi portarli a mano uno alla volta d’altra parte: non mi sfiora neppure avvicinarmi con il mezzo! Posizioniamo le pedane sul pantano in modo da camminarci sopra senza sprofondare. Impieghiamo un ora abbondante, ma possiamo rientrare soddisfatti con il carico completato.
Lungo la strada del ritorno, in una delle pozze d’acqua, un grosso varano ci osserva. Ha le dimensioni di un piccolo coccodrillo, con la coda misura almeno un metro e mezzo. Tentano invano di catturarlo, ma la bestia si rintana sotto gli sterpi ed i rovi. Il tempo sembra cambiare, un vento umido si è improvvisamente alzato e il cielo si è oscurato improvvisamente. “A casa senza soste” sentenzio. Percorriamo l’ultimo chilometro sotto una fitta pioggia. I bambini lungo le strade mi guardano divertiti, sono letteralmente bagnato e l’acquazzone aumenta di intensità. Oramai è fatta, bagnati, ma in salvo, arriviamo verso le tre. Mi rammarico di non aver avuto la macchina fotografica per raccontare la giornata. Anna mi consola fotografandomi all’arrivo, poi mi esorta: “sbrigati, doccia e cambio abiti” mentre si reca in cucina a scaldarmi un piatto caldo di pasta.
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