Oggi brilla il sole. Lentamente si prosciugano le fosse biologiche ed appaiono sempre più evidenti i danni che ha causato il maltempo. Stamane Taj e Ammin sono partiti per Mondou dove troveranno le due coppie di francesi in attesa. Una coppia è quella già consolidata che conosco bene: Ivan e Beatrice, insegnano a Mamiong, e l’altra è una “nouvelle entrée” (NDR: nuova entrata) e si dovrebbe attestare alla scuola di Maimba. Il condizionale è d’obbligo poiché le situazioni sono estremamente mutevoli. Sono giunti a N’Djamena domenica e, oggi, partivano di buon ora per Mondou. Sono circa 400 chilometri di strada asfaltata e quindi quasi agevole, percorribile in 4 ore circa. La nostra auto invece deve percorrere circa 220 chilometri di sterrato, sabbia e buche colme d’acqua per altre 4-5 ore di tragitto. Naturalmente tutto è assoggettato al tempo, alle barriere sulla pista (aperte o chiuse) e alle incognite della rue.
Nel pomeriggio mi reco a Mamiong per verificare la condizione della pista. In una parola: “impossibile percorrerla”. Mi fermo a guardare un campo di riso. È strano pensare all’Africa come produttrice di riso, in questa contrada di Mamiong ci sono alcuni appezzamenti di terreno allagati che riescono a sfruttare la stagione delle piogge. Ci sono diverse località famose per la coltivazione: una di queste è Laì, dove si coltiva una particolare qualità di riso che si chiama “indica” ed è disponibile nei tipi Basmati, Patna e Carolina. Questo riso e’ indicato per la preparazione dei risi pilaf, in quanto i chicchi rimangono separati. Si può inoltre servire come guarnizione di secondi piatti. Il campo che visitiamo è di un colore verde acceso, molto “pastello”, che rende il paesaggio fiabesco. Rientriamo velocemente poiché si abbatte il solito temporale devastante.
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