Si avvicina il momento della dipartita ed è giunto il momento di un “piccolo bilancio”. Il mio primo arrivo a Goundi è stato al seguito di Angelo: io il volontario, lui l’imprenditore, abile e professionale. L’intesa è stata immediata e proficua. Ho imparato con umiltà ciò che non conoscevo e ho compreso la “logica-dinamica” vigente in Africa, così differente dalla nostra. Due mesi di duro lavoro, ma redditizi sia sul piano professionale che quello interiore.
Il mio secondo viaggio è stato abbinato a Franco: io esecutore materiale e lui capo cantiere. Grande lavoratore e con sicura esperienza nel campo edile. Tutto questo sempre amalgamato con il “reportage photographique” (NDR: servizio fotografico): al mio rientro divulgavo e documentavo le necessità di questa comunità. Ho ottenuto molteplici risultati, e portato a termine interventi mirati a progetti, con esiti positivi. Questo mi ha spronato a comunicare maggiormente con le immagini finalizzandole alla documentazione operativa della realtà di Goundi.
Il mio terzo soggiorno ha modificato lo scopo della mia permanenza facendomi apparire in una nuova veste: quella di “exécutant responsable de chantier” (NDR: responsabile di cantiere esecutivo). Ora sono solo a decidere, a impartire disposizioni alle maestranze, a rifornire materiale edile, a seguire la progettazione e a gestire il trasporto del approvvigionamento. Inoltre il cantiere non è più rappresentato solo dalla “maternità”, ma vi sono gli interventi di manutenzione in tutto l’ospedale e la supervisione dei cantieri aperti, o che si sono aperti. Il personale inizialmente titubante mi ha poi riconosciuto come “patron du chantier” (NDR: proprietario del cantiere).
Penso inoltre di essermi meritato la stima e l’apprezzamento di tutta la comunità. Il reportage fotografico è sempre stato presente, tanto da indurre i bambini a salutarmi al mio passaggio con il nome di “Jani-photo” (NDR: Gianni fotografia). Per ultimo, anche se non meno importante, ho continuato ad alimentare l’aggregazione e la competizione sportiva. Internet ha permesso di far conoscere questa realtà a molti “occidentali”, sensibilizzando la loro attenzione.
L’impegno più grande è rappresentato sicuramente dalla maternità: quando sono arrivato e mi sono fatto carico della realtà del momento, mi sono chiesto come potevo far progredire i lavori di esecuzione, poi, lentamente, ho preso confidenza con questo incarico e oggi guardo con soddisfazione le opere realizzate. È stato fatto molto lavoro, parte visibile e parte meno appariscente, ma tutto rigorosamente documentato fotograficamente. Senza temere smentite credo di aver ottenuto tutti gli obiettivi prefissati ed oggi, con nostalgia e rammarico, lascio concludere le rifiniture senza poterle dirigere e verificarle. Oggi ho impartito le disposizioni da eseguire nei prossimi giorni e ho percepito tristezza e calore nei miei confronti e questo mi fortifica nella mia conclusione di soggiorno.
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