Gianni Pesticcio Diario Tchad
30 gennaio 2007 - Tchad (Goundi)
Avventura con un Ninja
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Il programma di oggi prevede una fugace visita a Mamiong e una a Mahim-toky. La prima tappa è necessaria per una messa a punto del gruppo elettrogeno: nonostante l’ancoraggio al suolo, le vibrazioni lo spostano e lo rendono instabile. Mentre i “soudeurs” iniziano le saldature, approfitto per accompagnare il gruppo Barzanese a visitare la zona limitrofe, in particolare l’abbeveratoio dove le mandrie vengono portate ad dissetarsi.

Siamo fortunati: poco dopo arrivano buoi, ragazzini, mandriani e donne che con i loro enormi cesti di miglio sul capo. Si recano al mercato per vendere il prodotto. Contrattiamo anche la compera di un sacchetto di miglio che intendiamo acquistare e donare al centro nutrizionale. Poiché parlano solo Sarah, un passante volonteroso ci fa da interprete. L’affare è fatto, 1500 f.sefa è il prezzo pattuito. Ringraziamo, salutiamo e ci avviciniamo al bestiame che oramai era giunto all’abbeveratoio.

Le grosse e lunghe corna delle bestie ci consigliano di stare a distanza, siamo separati da loro da un recinto fatto di tronchi e grossi rami e questo ci rassicura. Ma il pericolo non sempre è grosso ed evidente. Sono i ragazzi che sorvegliano i capi che cominciano ad agitarsi e a fare segni evidenti di allerta. Estraggono dalla cintola la fionda e ci indicano un punto del terreno poco distante da noi... “serpent, serpent” gridano. Questo basta per attirare il nostro sguardo sul terreno e vedere poco distante un grosso “Ninja”.

Questo serpente, estremamente letale, quando avverte una situazione di pericolo assume una posizione minacciosa, sollevando la parte anteriore del corpo ed allargando le espansioni cutanee ai lati del capo, sorrette da costole mobili, sputa veleno con grande perizia e poi addenta la vittima. È lungo circa un metro e mezzo e gli stessi locali lo temono al punto di tenersi a debita distanza per non essere raggiunti dal muco che se casca su di una ferita diventa mortale.

Iniziano a fiondare sassi mirando alla testa e solo dopo innumerevoli lanci lo colpiscono mortalmente. A questo punto lo finiscono a bastonate. Ora è innocuo, il nostro pensiero è subito corso al pericolo scampato, pochi metri ci separavano dal rettile e dalla tragedia.

Proseguiamo per Mahim-toky, in questo caso è Angelo, il nostro falegname che deve occuparsi di armadi e porte. Si rientra per il pranzo, anche oggi una piccola avventura ha reso la giornata elettrizzante.

Mirella si è impegnata a scrivere una sua impressione inerente la costruzione della maternità. Sono poche parole, semplici, scritte con il cuore e con gli occhi di chi non sente enunciare “favole” ma da chi da protagonista le sta vivendo:

“Si parte, facciamo il giro dell’ospedale. Si comincia a visitare la nuova maternità esternamente, questo perché è stato promesso a Maria di aspettarla dopo il turno di guardia per la visita assieme a lei ma non abbiamo resistito e siamo entrati. È veramente bella, fuori è molto ben strutturata, le fotografie di Gianni rendevano eccellentemente l’idea. Dentro alcune piccole lacune ma risolvibili, comunque è sufficiente per essere orgogliosi. Se coloro che in qualche modo hanno contribuito alla realizzazione del progetto fossero qua a vedere la misera realtà di questi posti sarebbero emozionati di aver in qualche modo partecipato ad alleviare questa ingiustizia che la vita ti da in base al posto in cui hai la fortuna o la sfortuna di nascere. Si trova il posto in cui posizionare la targa dell’inaugurazione si visita la maternità vecchia – una cosa brutta, sporca, obbrobriosa, puzzolente insomma quasi un incubo. Ma da lunedì, grazie a Barzana si trasferiranno tutti nella struttura nuova. – Mirella”


31/01/2007Livio Anelli scrive:Giordano

Complimenti x l'articolo!!


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