Oggi vi racconterò un episodio accaduto a ridosso dell’ora di pranzo. Attualmente è la stagione secca, non la più calda in assoluto – di notte la temperatura scende di oltre 10° e questo permette un riposo sereno – ma è la stagione di maggior carenza d’acqua e la “brusse” è particolarmente arida. Giulio, l’agronomo, è anche pompiere; non per mansione ma per amore verso questo popolo; difatti ogni volta che c’è un incendio nella “maquis” corrono a chiamarlo.
Anche oggi un ragazzino lo avverte: “feu en brusse”, Giulio si prepara e io lo accompagno, passiamo prima dal cantiere a caricare la sua attrezzatura, due soffiatori d’aria e poi passiamo dal villaggio a prendere qualche persona. Il fuoco è fuori dalla nostra giurisdizione, oltre Maimba ma rappresenta comunque un pericolo per le coltivazioni della scuola agraria e per le capanne di contadini.
Quando arriviamo, ci rendiamo subito conto che il fronte è molto esteso, qualche centinaia di metri. Le fiamme non sono molto alte, la vegetazione è bassa e mantiene le fiamme alte tre-quattro metri. Il vento alimenta il fronte e cambia direzione velocemente. Giulio e il suo “aiutante” indossano l’imbragatura e poi seguiti dai ragazzini subito accorsi, si dirigono verso la raduna lasciando il mezzo in posizione sicura. Sono rimasto meravigliato nel vedere i bambini collaborare nella operazione di spegnimento, si muovevano con frasche ancora verdi che battevano sul terreno e nelle vicinanze delle fiamme spegnendole. Il caldo era intenso così come il fumo, la mia meraviglia consisteva nel fatto che i ragazzi erano a piedi nudi, io sudavo, annaspavo e sentivo le estremità calde e mi chiedevo come facevano a non pungersi, non bruciarsi e non provare dolore.
Sono concentrato nel fotografare che non mi avvedo di un grosso serpente che mi passa accanto, probabilmente stanato dal fuoco. Appena lo scorgo ritraggo e indico il punto. Ma nessuno comprende, pensano che indico il fuoco e dirigono il getto d’aria in quella direzione. Il rettile così viene investito dalle fiamme e termina la sua esistenza “cotto a puntino”. Mi fanno cenno di spostare la macchina, il fuoco ha cambiato direzione ed è a pochi metri dal ciglio della strada. Velocemente eseguo mentre molte altre donne del villaggio minacciato vengono in nostro aiuto.
Il risultato è soddisfacente, il fuoco è domato e noi possiamo rientrare al nostro alloggio. Mentre mi rinfresco sotto la doccia, penso a questa povera gente, priva di ogni strumento, senza nessuna garanzia o sicurezza. Il fuoco certamente non è divampato spontaneamente, i bambini accendono la “brusse” con l’intento di stanare topi e piccoli roditori per cibarsene; a volte poi non riescono più a controllare l’incendio e questo prende il sopravvento e si propaga. È triste pensare che questo metodo rappresenta un espediente per procurarsi cibo e che la fame fa superare riluttanze e reticenze alimentari.
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