Gianni Pesticcio Diario Tchad
06 Febbraio 2007 - Tchad (Goundi)
Un Africa ancora da scoprire
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20070206

In qualità di “tour-opérateur” cerco di mostrare alla delegazione presente l’aspetto del territorio e delle usanze meno conosciuto, ma più rispondenti alle realtà locali. Fuori dalle “mura” dell’ospedale, c’è un Africa ancora da scoprire.

Oggi il programma prevede la visita al villaggio di Kenkemadjie; pertanto questa mattina ho fatto la “commande” a Boljm, il nostro cuoco, di portarsi al mercato per acquistarmi un capretto. L’escursione prevede oltre alla visita del villaggio, anche la consumazione del pasto in loco. Nella tarda mattinata tutta la combriccola, composta dai Barzanesi, dalla cuoca, da Fosten (un anziano del villaggio) e dalla capretta, ci siamo avviati nella brusse.

Il villaggio è raggiungibile velocemente poiché dista pochi chilometri ed il sentiero è agibile. Le abitazioni per la maggior parte sono ancora in paglia e solo alcune dimore hanno le pareti di “briques”, una sorta di mattone di argilla, e il tetto di “tôle”, lamiera.

Naturalmente il nostro arrivo era già stato preannunciato e la comunità ci aspettava per confrontarsi con noi. Mentre le donne prendevano in consegna la capretta per prepararla “al pranzo”, accerchiati da bambini e da donne curiose, è iniziato il nostro tour. Io avevo anche il compito e l’impegno di documentare due realtà presenti: il “bananeto” e il “giardino”.

Nei pressi del pozzo dell’acqua, con l’intento di recuperare il prezioso liquido che inevitabilmente andava perso durante il travaso dei catini, nel mese di dicembre assieme ad Angelo e Alberto R. abbiamo piantato 6-7 piante di banane che, poste in un piccolo avvallamento, ricevevano l’acqua dispersa. Con piacere, ho visto le piante prosperare e in fase di maturazione caschi di banane. Il secondo obiettivo era il “giardino”. In effetti si tratta di un orto normalissimo che produce verdure e legumi. In un luogo arido e bruciato dal sole, vedere un oasi di verde, con insalata, piantine di pomodori, peperoni, eccetera rappresenta un miraggio e anche questa è opera di Angelo R.

Per la verità, tutto il villaggio è opera di Angelo, rappresenta per la comunità lo “zio d’America” nei nostri racconti. Ogni volta che torna intavola sedute e riunioni con gli abitanti, ascolta le necessità e, per quanto gli è possibile, provvede con iniziative mirate.

Io completo il mio giro di ispezione andando a vedere pilare il miglio e a vedere una distilleria di alcool. Chiamarla distilleria è un eufemismo! In effetti, è una capanna dove un primordiale alambicco ricavato da una grossa zucca, viene infilata una canna di bambù che, avvolta da stracci, funge da refrigerante e una scatola di latta, per l’esattezza di pelati, raccoglie il liquido distillato dal miglio. L’”arghi” è una bevanda molto dannosa poiché è di una gradazione assurda e priva di ogni attenzione, “spacca” letteralmente sia lo stomaco che il cervello ed è una delle cause più deleterie per l’alcolismo locale.

Si è fatto tardi, oramai il capretto è cotto, il riso è pronto e il the è sul fuoco. Ci fanno accomodare su una stuoia posta sotto una piccolissima capanna. Ottemperiamo al rituale del “lavaggio delle mani”. Abbiamo a testa per l’operazione poco più di un bicchiere d’acqua ciascuno e poi seduti per terra o su piccolissime panche iniziamo il banchetto. Ci sembra tutto buono, forse è la fame o forse è il sole cocente che ci ha sfiancato. Oramai sono oltre le 14,30 e Angelo in particolare apprezza le pietanze poiché si concede un “bis”. Il the, servito ad una temperatura folle, impossibile tenere la tazza in mano, e zuccherato all’inverosimile, completa il pranzo.

Rientriamo soddisfatti dopo aver donato cappellini marca “Barzana” a buona parte dei presenti. Decidiamo che si dovrà tornare a portare piccoli doni alla comunità poiché la miseria vista è impensabile. Gli occhi dei bambini che ti guardano con “preghiera” e infinita “tristezza” ci fanno pensare alla grande fortuna di cui disponiamo anche se non chiesta. L’imbarazzo, e a volte la vergogna, di essere “nasser” è ricorrente, anche se inevitabile.


06/02/2007Guya scrive:Parole difficili

Cosa significa "nasser"?

07/02/2007Gianni scrive:Risposta

Significa bianco in modo dispregiativo, un pò come negro da noi


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