Gianni Pesticcio Diario Tchad
09 Febbraio 2007 - Tchad (Goundi)
Di ritorno nella cava
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20070209

Oggi i compiti si sono scomposti, non si lavora più in squadra, ma ognuno ha trovato una sua collocazione progettuale. Angelo in falegnameria sta ultimando la realizzazione degli scaffali e dei sottolavelli per la maternità, Livio è di supporto: verniciatore, elettricista, tuttofare. Lucia e Mirella sono le “sartine” sono impegnate nella realizzazione di sacche per i ragazzi: dispongono di una macchina da cucire stile “singer” e, sistematala sotto i portici, lavorano con caparbietà. Io sono tornato al vecchio amore... il trattore.

Ieri gli operai sono stati mandati a casa a metà mattina, stanno lavorando alla recinzione, hanno fatto le buche, predisposto i ferri per i pilastri, ma sono senza sabbia e il lavoro si è bloccato. Stamane quando ho dato la disponibilità per procuragli la sabbia mi hanno fatto un sorriso a 32 denti: si sentono sicuri e mi dimostrano tutta la loro stima. “Jani, le travail peut continuer!” ("Gianni, il lavoro puo' continuare!", ndr) mi dicono mentre attaccano il rimorchio e mi chiedono quanti operai mi servono per andare in cava. Uno, rispondo, come sempre.

La situazione in cava è peggiorata da quando l’ho lasciata: la via di accesso è franata e la polvere sollevata dalle ruote è insopportabile. A ottobre, avevo il problema di accedere senza scivolare o affossarmi, ora ho il problema di non sprofondare nella polvere e di formarmi un nuovo percorso. Trovata una nuova via d’accesso, il resto è divenuto “routine”. Sulla via del ritorno, la ruota posteriore del rimorchio si è afflosciata. Questo contrattempo lo avevo avuto anche a settembre, ma nonostante i tentativi per ripararla il problema non era stato risolto. Fortunatamente, l’asse del rimorchio è “gemellato” e questo non ti costringe a fermarti poiché la ruota restante compensa quella che cede. Al rientro in cantiere l’ho fatta di nuovo controllare e, come al solito, non sono evidenti tracce di foratura; io credo che sia la valvola che a carico sostenuto comprime maggiormente la ruota provocandone la fuoriuscita di una parte d’aria.

Staccato il trattore dal rimorchio, mi reco a recuperare il generatore poiché non c’è la corrente nel cantiere e questo impedisce l’uso della bitumiera. Appena arrivo a Mamiong, nei pressi del pozzo accanto all’abbeveratoio, vediamo un bue sdraiato con la pancia gonfia. Chiedo informazioni al responsabile delle scuole che mi anticipa e mi chiede se posso portare un messaggio a Giulio: “les vaches sont tombées malate” ("le mucche si sono ammalate", ndr). Giulio oltre che agronomo, è anche un abile veterinario: è lui che si occupa delle vaccinazioni delle mandrie e che conosce la realtà territoriale.

La risposta è: “carbonchio”. Il Carbonchio è una malattia infettiva causata dal batterio Bacillus anthracis, tipica degli erbivori, ma trasmissibile anche all’uomo in ambienti di lavoro quali stalle, allevamenti o luoghi in cui vi sia la presenza di animali, pelli o carcasse. È una delle più antiche malattie conosciute; un tempo epidemica, cioè diffusa ampiamente in tutti i paesi, è attualmente presente nelle zone subtropicali e tropicali. Il pranzo lo consuma velocemente, si procura medicinali (antibiotici) e si reca in brusse. Se la malattia si estende può diventare un grave problema. Attualmente due capi sono deceduti e due sono in trattamento, anche se l’uso di antibiotici si rivela efficace nella fase iniziale dell’infezione, in cui i farmaci agiscono direttamente contro le cellule batteriche, non ha invece alcun effetto nei confronti della tossina.


Altre pagine dal diario:
Il mio trattore (02/11/2005); La cava di sabbia (07/07/2006); I nostri gommisti resterebbero inorriditi (09/08/2006)

10/02/2007MARINACINZIA scrive:QUELLE DI BUSTO

FATE UN BUON WEEK END!MARINA & CINZIA


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