Gianni Pesticcio Diario Tchad
13 Febbraio 2007 - Tchad (Goundi)
Un evento da raccontare...
info Puoi aggiungere un tuo commento a questo racconto completando la form in fondo alla pagina.

20070213_4

Stamattina con Prosper, il delegato scolastico e un nutrito gruppo di volontari, siamo andati in visita a quasi tutti i plessi scolastici di Goundi. La visita ha toccato otto scuole per un totale di 2300 bambini. Solo in alcuni casi le aule erano in muratura, per lo più si trattava di capanne di paglia.

La scuola è autogestita e spontanea, un coordinamento controlla il programma e la professionalità degli insegnanti e, periodicamente e a sorpresa, si reca nelle sedi scolastiche per verificare le presenze degli alunni e l’impegno degli insegnanti. I docenti sono pagati dai genitori con uno stipendio di 10.000 f-sefa al mese (circa €15) e gli alunni pagano 1.200 f-sefa (€1,80) all’anno per avere la possibilità di frequentare. Possono saldare la retta anche in beni (sorgo, miglio o altro) e questo favorisce e rende possibile lo studio a tutti. Lo stato del Tchad, una volta all’anno, effettua corsi di aggiornamento e abilita i docenti all’insegnamento: questa è l’unico aiuto concreto che viene sostenuto dal dipartimento dell’Istruzione nella brusse. Al fine di contenere i costi e razionalizzare le risorse, ogni insegnante gestisce classi di cento alunni (fra quelle visitate, ho visto un aula all’aperto con 137 bambini).

La nostra delegazione per muoversi ha dovuto effettuare molte visite di cortesia, tutti i “chef de canton”, Prefetti e “âgés du villane”, oltre naturalmente gli insegnanti e i responsabili scolastici. Spesso il nostro arrivo era atteso, una rappresentanza del villaggio ci attendeva e ci accompagnava in visita ai tuguri scolastici e gli alunni intonavano al nostro arrivo canzoni di benvenuto e recitavano una sorta di poesia. Io mi sentivo a disagio, immagino le delegazioni ministeriali in visita nelle nostre scuole italiane, presidi che chiamano alla lavagna il “secchione” della classe per fare bella figura e insegnanti che gongolano soddisfatti.

Le baracche di paglia spesso sono distanti qualche centinaia di metri l’una dall’altra e non visitarle sarebbe un offesa. La nostra visita ha come complesso scolastico prescelto quello di Kaga, si tratta di cinque abituri con la media di cento studenti per classe. Portiamo con noi quaderni, matite, temperini per 500 bambini. La cerimonia è seria, accoglienza, canti e per completare ci offrono il pranzo. Siamo ospiti sotto una tettoia di paglia, dove dispongono panche e sedie per gli ospiti, rituale del lavaggio delle mani e due tegami pieni d’acqua vengono offerti per placare la sete. Ci si passa il tegame di bocca in bocca, l’acqua è quella del pozzo, sicuramente non filtrata e con una buona componente di batteri. Intanto due donne depongono due grossi vassoi sul tavolino, vi rovesciano una “pasta scotta” e sopra ricoprono con carne, interiora, rognone, fegatini ed altro che preferiamo non sapere. In segno di ospitalità ci consegnano un cucchiaio di alluminio e poi tutti assieme iniziamo il rituale del pranzo. L’immancabile the ustionante e dolcissimo chiude il rituale. Ciò che avanza, viene poi offerto alle donne e ai bambini che poco distanti aspettavano in silenzio.

Ora ci conducono a vedere l’attività del villaggio: la costruzione dei “briques”. Un lavoro infernale e massacrante, sotto il sole e in condizioni impensabili. Occorrono circa cinque minuti per prepararne uno finito e questo verrà poi venduto a 5 f-sefa (€0,07). Il guadagno sarà suddiviso fra tutti gli operanti (7-10 persone) e questo rappresenta una delle ricchezze del paese. Durante il nostro giro scolastico, oltre il pranzo, ci sono stati offerti in dono ben 6 galline e un fagiano; rifiutarli sarebbe stato sconveniente e offensivo.

Si rientra nel pomeriggio inoltrato, con il cuore pieno di emozioni, la solita voglia di scappare o quanto meno vergognarsi e con un nuovo insegnamento. Quello di oggi è legato alla ospitalità, in un paese che non ha nulla, dove si muore di fame e di sete, dove i bambini sono malnutriti e le malattie dilagano: l’onore di avere una presenza esterna fa superare la povertà. Dividono con noi la sofferenza e ora, nei giorni a venire, avranno un ricordo che li sosterrà e che darà forza e coraggio a questi bambini così sfortunati.

Ricordo l’emozione che ho avuto a Parigi quando ho partecipato con mio figlio Marco alla giornata mondiale della gioventù, l’aver visto il Papa Giovanni Paolo II di persona, o quella notte a Berlino quando ho assistito al concerto dei “Pink Floyd” The Wall, o quando ho visto “l’aurora boreale” a Trondheim, o quando a New York ho visto il grande vuoto lasciato dalle “Twin Towers”, o quando... L’impressione che tutti noi abbiamo avuto è che ora anche loro hanno un evento da raccontare e rammentare nel tempo.

20070213_2 20070213_3 20070213_5

Altre pagine dal diario:
La selezione alla scuola di Maimba (07/09/2006); La cottura dei mattoni (23/02/2006); Semplicemente bambini (22/08/2006)

Questa pagina non contiene ancora nessun commento. Aggiungi il tuo commento compilando la form di seguito in questa pagina.

info

Per inserire un commento a questa pagina è necessario registrarsi al sito. Segui questo link per effettuare la login, o per creare un nuovo utente.