Ieri sera ero seduto comodamente su di una poltroncina da giardino, ero intento a scrivere gli aggiornamenti al sito dopo la partita di Maimba quando... dall’altro versante della casa, sento uno schiamazzare di voci e di grida. Riconosco quella di Livio e di primo acchito mi sono chiesto cosa fosse successo, poi sento chiaramente Mirella dire: “è il Giordano... c’è anche... (non ricordo i nomi) e mi fa vedere la pancia... vuole venire a Goundi nel reparto maternità...
A quel punto comprendo l’accaduto: sono in collegamento con Skype con la comunità di Barzana, mi sembra di capire che sono in connessione con la pro-loco e che molte persone presenziano a questa “diretta”. Mirella e Livio alzano la voce per farsi sentire, l’Italia è lontana, Lucia sembra suggerire risposte e domande, Angelo ascolta senza scomporsi, mentre Maria è intenta a far funzionare la webcam che come al solito non trasmette le immagini. Mi ricorda molto quelle gite scolastiche delle elementari dove tutti noi alunni facevano la fila davanti al telefono per salutare brevemente la mamma di turno. Riempie di gioia guardare le facce dei Barzanesi mentre riconoscono sul monitor i propri congiunti, amici o conoscenti. Hanno addirittura approntato un tavolino per la trasmissione, uno staziona davanti al pc, uno tiene cuffia e microfono e uno, incredibile a dirsi, dirige il raggio di luce del faretto per illuminare l’interpellato di turno. Naturalmente come ho detto ricevono le immagini ma quanto a trasmetterle è... improbabile o meglio è quasi una comica.
Stamane ho portato Livio con me in brusse alla cava a prendere la sabbia. Il viaggio, 10 km circa sono percorsi in mezzora. Il mezzo è il trattore ed al seguito c’è il rimorchio. Livio sedeva sul parafango della ruota anteriore, mi chiedeva sovente quanto mancava alla destinazione e mi faceva notare che le “buche” si avvertono con notevoli scossoni. Non mi è sembrato molto sereno e felice dell’avventura: ho il sospetto che non mi accompagnerà più in futuro.
Al rientro siamo stati al centro di santè di Goundi west per riparare una porta in ferro, smontata, caricata in auto, portata sul cantiere per le saldature e l’aggiustatura è stata riportata prima dell’ora di pranzo al centro. L’esecuzione del lavoro è stata pessima, oserei dire un lavoro fatto con i piedi (anche se funzionale): ci vergogniamo talmente da aver prospettato l’ipotesi di effettuare un ulteriore intervento riparatorio sulla nostra riparazione. Assurdo vero?
Nella mia recente visita a Kenkemadjie, ho visitato e visto il famoso bananeto di Angelo. Con l’intento di aiutare economicamente la comunità, ho chiesto che il casco di banane in maturazione sull’albero mi fosse recapitato alla mia meson appena maturo. Oggi mi è stato consegnato, naturalmente è ancora verde e le banane “allappano” in modo incredibile. Tutta la frutta normalmente viene consumata e mangiata molto verde. È il momento dei rifornimenti, due bambini sono venuti a portare il miele. Ma non dovete immaginare il barattolo di miele pulito, limpido e sterilizzato, ma piuttosto una pignatta colma di pezzi di favi, cellette, api e ...polvere!
Non esiste la centrifugazione per l’estrazione del miele, ma si utilizza un metodo alquanto semplice, se non primitivo: si pone il composto in uno scolapasta, sotto si pone una grossa casseruola e si copre tutto con un canovaccio (questo per noi europei, nei villaggi ciò non avviene). Il tutto si colloca su di una sedia posta al sole. Il composto con il calore si liquefa e cola attraverso il colapasta nel contenitore. Il miele così ottenuto è di gran lunga migliore poiché non è centrifugato e, stando a temperatura ambiente, il glucosio tende a cristallizzare. L’aspetto è sicuramente meno bello e forse anche l’aspetto igienico è meno garantito, ma il sapore è marcato, forte e sicuramente grezzo e naturale.
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