Stamane di buon ora si tenta un ulteriore approccio per ottenere i visti di uscita ed entrata del Tchad; ma nonostante l’intervento di “alti funzionari” e file interminabili, nulla di fatto pertanto vi risparmio tutta la trafila per raccontarvi la vera avventura della giornata. Assodato che non si andava in Camerun, siamo stati alla compagnia di viaggio e siamo riusciti a fissare il volo di rientro per domani sera. Pertanto domani ci sarà l’ultimo aggiornamento di questo viaggio.
Alle 10 eravamo liberi da impegni di sorta, pertanto con l’autista dell’Acra abbiamo organizzato l’escursione: destinazione “lago Tchad”. Dista da N’Djamena circa 150 km e la strada è buona, tutta asfaltata. Lungo il percorso ci fermiamo a pranzare in un villaggio turistico utilizzato dalle agenzie di viaggio internazionali, Italiane comprese. Il luogo è bello e fin troppo turistico, nel parco circostante scimmie e pavoni ci attorniano. A questo punto facciamo un ulteriore scoperta: per entrare nell’area del lago occorre avere il permesso e l’ordine di missione.
È una zona ad alto rischio, il confine corre lungo le sponde del lago e sono battute da imbarcazioni che effettuano piccoli traffici illeciti. Niger e Nigeria sono i confini naturali. A questo punto però c’è il primo problema: noi non disponiamo di nessuna delle due autorizzazioni, ma tentiamo ugualmente la sortita. Il nostro chauffeur tratta con le autorità. Il posto di controllo è una sorta di campo zingari, baracche, fogne, animali, sporcizia e tutto quanto si può immaginare di assurdo. Il posto di controllo è una piccola stallaggio senza finestra, un gendarme armato si apposta vicino alla vettura e tutto è insicuro e precario. Questa è una zona a rischio e fuori dagli itinerari turistici.
Dopo una contrattazione otteniamo l’autorizzazione: le chef de canton ci scorta attraverso la baraccopoli, il militare, armato di mitra, sale e si mette in bella vista. Una nuova tappa nel mezzo del tugurio, altre due persone salgono sul cassonetto e ci fanno cenno di partire. Una piccola folla ci segue fino alla palude dove parcheggiamo l’auto. L’acqua è putrida, pesci morti galleggiano nella pressi della riva, lunghe piroghe piene d’acqua e poco rassicuranti sono legate poco distante. Questa è la palude. Per vedere il lago si deve uscire con l’imbarcazione. Trattiamo il prezzo, oramai siamo in ballo e anche se non ci sentiamo sicuri, ci accorgiamo che (forse) è più imprudente tornare indietro.
Accordatoci sul prezzo, ci fanno salire. Il funzionario a poppa, noi nel centro e il militare armato che controlla e chiude la fila. Un ragazzo intanto cerca di svuotare la piroga con una latta: il fondo è marcio, l’acqua filtra all’interno sotto delle tavole rotte che fanno da fondo. A questo punto ci chiedono un anticipo, vogliono i soldi... per la benzina dicono! Non ci resta altro da fare che obbedire.
Il nostro autista, il funzionario e due uomini salgono in auto e partono. Speriamo che siano andati a prendere la benzina, si scherza sui rapimenti e su come è facile sparire. Dopo un tempo interminabile, ritornano con un piccolo bidone di combustibile. Si fa il pieno, si carica la cassetta degli attrezzi (in caso di guasto) e si parte. Alcuni serpenti acquatici si avvicinano alla imbarcazione, il canneto non è invitante e Livio sembra più nervoso di tutti. Appena iniziamo a muoverci chiedo l’autorizzazione di fare qualche fotografia: è espressamente vietato, ma riesco a concordare una deroga. Ho il permesso. A questo punto il dialogo si fa confidenziale e le tensioni si allentano.
Fotografo oramai senza timori o restrizioni, anzi li invito a farsi fotografare. Complessivamente è stata una esperienza interessante ed elettrizzante, le chef de canton al rientro ci mostra la casa e ci presenta con orgoglio la famiglia. Ci propone di fermarci per un the o uno spuntino veloce, ma ringraziamo e rifiutiamo l’invito: è tardi e dobbiamo rientrare. Livio ripete: “domani voglio rientrare a casa”, e tutti siamo d’accordo.
Sulla strada del rientro incrociamo una colonna mobile militare con blindati: durante la notte è morto il Primo Ministro. Temiamo disordini: settimana prossima ci saranno diversi giorni di lutto nazionale, ma noi a quel punto saremo già a casa e fuori da ogni possibile disagio.
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