E' sicuramente un viaggio tormentato, sia nella pianificazione che nell'attuazione. Sono giornate febbrili quelle che precedono la mia partenza, sia per le carenti informazioni che ci giungono da Goundi, sia per la vertenza in atto che coinvolge l'Alitalia.
Le notizie che mi giungono sono spesso discordanti e poco affidabili. La stagione delle piogge si è protratta oltre le previsioni stagionali. Le strade sono ancora impraticabili e spesso come consuetudine sono chiuse alla circolazione dei mezzi pesanti. In effetti chiamarle strade è un eufemismo, per lo più sono piste di sabbia molto più simili ad un fiume che ad una via di comunicazione. I responsabili dei villaggi interessati al passaggio della carrabile hanno il compito di chiudere il transito in caso di pioggia e di riaprirlo solo a perturbazione cessata.
Come ben potete immaginare, le merci necessarie alla realizzazione del progetto descritto non possono essere reperite. È stato inevitabile pertanto rinviare fino ad oggi la mia partenza. Livio, come responsabile della Pro Loco di Barzana, si è attivato ed ha chiesto tutte le garanzie necessarie al viaggio. Finalmente il sole è tornato a splendere. Posso partire. Prosper, responsabile delle scuole spontanee, si è attivato per rendermi operativo fin dal primo giorno di permanenza. Il tempo a mia disposizione per realizzare le opere è limitato e non posso perderne altro.
Penso a ciò che mi attende e alle persone care che ho lasciato a casa. Mi chiedo se sia giusto remare contro corrente per realizzare un sogno che "forse" non è condiviso neppure dalle persone a cui porto assistenza. La logistica ha subito forti "pressioni" e "impedimenti" non sempre giustificabili. Mi chiedo se questa mia testardaggine sia dettata solo dalla mia voglia d'impormi o se è sorretta dalla "Provvidenza" che guarda oltre i "giochi di potere". Oramai è troppo tardi per riflettere e riconsiderare le posizioni e gli impegni assunti.
La notte trascorre senza sonno, cerco di rammentare se ho collocato tutto in valigia. Il timore di avere dimenticato qualche cosa di essenziale è presente: medicinali... boraccia... torcia con pile ricaricabili... machina fotografica... personal computer... e naturalmente documenti, visti, vaccinazioni, ecc. sono in borsa. Il tragitto di questo viaggio è alternativo a quello che abitualmente facevo. Milano-Parigi-N'djamena era semplice e già sperimentato, un unico check-in mi metteva al sicuro da sorprese ed incognite. Le incognite legate alle agitazioni in atto di Alitalia e Air France ed i costi inferiori nell'acquisto del biglietto hanno consigliato una nuova rotta.
Livio si rende disponibile per accompagnarmi a Milano di buon ora, la circonvallazione del capoluogo è spesso molto trafficata e noi dobbiamo ancora definire le ultime strategie. Milano-Roma (Airone) è la mia prima tappa per proseguire con un volo della compagnia Afriqiyah con destinazione Tripoli. Dopo una lunga sosta nell'area "transito" dell'aeroporto Libico il viaggio prosegue per N'djamena. Arrivo a notte fonda. Durante il volo ho conosciuto una suora italiana e questo mi rassicura. In caso di complicazioni alla dogana posso fare affidamento su una persona pratica e padrona della lingua.
Fra la folla che attende vedo un volto "vagamente famigliare", ha un cartello in mano con scritto il mio nome. "Bien arrivè Jani", ha un grande sorriso messo in evidenza da denti bianchissimi su un volto scuro. Mi porge una lettera e m'invita a seguirlo. Fuori una macchina m'attende, è una "specie di taxi" in condizioni precarie. Il bagagliaio non si apre e dopo vari tentativi nel far leva con un grosso cacciavite, mi invita a mettere tutto il bagaglio nell'abitacolo. Il rumore del motore è assordante e lo scarico della marmitta confluisce direttamente nell'abitacolo della vettura. Cerco di restare in "apnea" per il maggior tempo possibile mentre copro la bocca con un fazzoletto. Pochi chilometri dopo inizia a singhiozzare: "occorre fare carburante".
Arrivo a Cabrini verso le 2 di notte, prendo possesso della camera e cerco di dormire.
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