Gianni Pesticcio Diario Tchad
25 novembre 2008 - Tchad (Goundi)
Pensavamo fosse un coniglio
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Ho l'impressione di correre come una trottola e di fermarmi solo quando le batterie sono scariche. La perforazione del pozzo continua anche se con difficoltà crescenti, il mio compito è quello di rifornire d'acqua la squadra, oramai faccio la spola ininterrottamente. Per spronare e incitare gli operai ho provato ad usare la trivella. È una fatica immane, con l'aumentare della profondità di perforazione, il lavoro di "braccia" è sempre più gravoso. Tutto l'operazione avviene senza l'ausilio di una forza meccanica e lo sforzo che devono compiere aumenta di centimetro in centimetro.

Anche oggi il pranzo è ridotto al minimo, lascio il cantiere alle 13 e ho l'impegno di rientrare alle 14. Considerando una doccia veloce il tempo a disposizione è veramente risicato. La giornata è particolarmente afosa, la temperatura sfiora i 40°C e le notizie che mi pervengono da casa dove è comparsa la prima neve mi lasciano perplesso. Mentre cerco d'immaginare i monti innevati e la temperatura pungente, cerco di rinfrescarmi abbassando il finestrino dell'auto. L'aria che entra mi ricorda l'asciugacapelli e non so decidermi se è meglio il caldo afoso della vettura a finestrini chiusi o il vento polveroso ed afoso che m'investe. La mia riflessione s'interrompe poiché oramai sono giunto sul cantiere. Tutta l'acqua che trasporto nel contenitore e che travaso nella vasca di raccoglimento mi fornisce l'illusione di un po' di refrigerio.

La sonda ha raggiunto i trenta metri e ora pesca in una bolla d'acqua. L'intento è di scendere ancora una decina di metri, l'acqua a quella profondità è pura ed inoltre ha una portata superiore e non si rischia di terminare il deposito. Sono curioso e affascinato di come si possa operare con pochissimi mezzi. Cerco di documentarmi in internet sulla funzionalità e sulla manutenzione dei pozzi a "forage", ma trovo poche notizie utili. Rimpiango la mia poca dimestichezza con questo mezzo, sicuramente ci saranno molte notizie che mi potevano essere utili o che potevano appagare la mia curiosità.

Il tempo scorre inesorabile, penso al progetto che devo completare, alle persone che mi hanno posto fiducia: la Pro Loco di Barzana, le scuole Uccle di Bruxelles, il comprensorio scolastico di Marcallo con Casone e tutti i piccoli sostenitori che non appaiono e spesso restono nell'ombra, ma che mi seguono e mi sostengono sempre.

A questa latitudine, siamo solo 9° gradi sopra l'equatore, il buio scende presto e celermente. Riesco a completare l'ultimo viaggio poco prima delle 18 e rientro a fari accesi su una pista buia, la macchina di "Giulio" ha un impianto elettrico fatiscente, i fanali sono stati (ri) messi in funzione e fanno una debole luce in una direzione assurda. Conosco molto bene la strada e questo mi tranquillizza. Ripenso alla nottata trascorsa, al rumore della pioggia che mi ha svegliato e mantenuto in un sonno tormentato, ripenso al risveglio e alla mia domanda posta per farmi confermare del mal tempo e ripenso alla sua risposta sconcertante: "Gianni, non era il maltempo, non pioverà più per molti mesi, era un grosso topo che cercava prede vicino alla tua porta, era così grosso che a prima vista pensavamo fosse un coniglio!!!, non mi hai sentito gridare!!!". Ho risposto che preferisco non sapere e non vedere.

Pensavo di aver chiuso la giornata invece... Angelo mi chiede un ultimo viaggio, un auto ciascuno carica d'acqua. L'andata è senza problemi, ma all'arrivo un'auto è in "panne", non dà più segni di vita; forse la batteria. Una volta scaricata si tenta un primo approccio con la classica spinta, tutti i ragazzini di Maimba al comando "pousser" iniziano a mandare avanti l'auto ma... nulla. Il buio è quasi "accecante" sono senza fanali, Angelo con la torcia elettrica mi fa segno per mostrarmi la strada, decidiamo di rimorchiarla, Angelo davanti ed io a rimorchio. I freni non rispondono, le luci non funzionano, in pratica ci sono 7-8 persone che dal cassonetto dell'auto che mi precede mi fanno segno di cosa fare. A completare la comica c'è la corda, poco più di tre metri, in pratica sono quasi a ridosso di Angelo. Per frenare, inserisco una marcia e spero nella... sorte.

Ma anche questa avventura si può raccontare con un sorriso e un po' di incredulità.


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