Gianni Pesticcio Diario Tchad
06 dicembre 2008 - Tchad (Goundi)
Un breve racconto
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Questa volta non posso addormentarmi pertanto mi sveglio molte volte prima delle 6.00, guardo l'orologio e mi dico: "ancora mezzora di riposo". Ma l'apprensione del viaggio da intraprendere non mi lasciano riposare tranquillo.

Ne approfitto per scrivere queste brevi righe, se come da programma questa sera sarò tornato in tempo per trasmettere l'appunto, saranno una "lucina rassicurante" per chi mi segue in questa avventura epistolare.

In macchina oltre a me ci sarà Prosper che mi accompagnerà anche al ritorno, mentre per la sola andata ci sarà anche Fabio, il medico italiano che con la moglie Elena, il suocero Davide ed i due figlioletti faranno una breve visita di 3-4 giorni a Sarh per ritemprarsi dai pesanti turni di servizio.

Ore 22,11 a causa di un intervento urgente ho la luce in camera. Sono rientrato alle 20.00 in tempo per poter mangiare una buona macedonia di avocado, banane, pompelmi. Come previsto il viaggio è stato massacrante e faticoso. Il tempo di percorrenza di 4 ore a corsa, ha ridotto il tempo a disposizione a Sarh a poche ore, in parte occupate a pranzare. La combriccola di Fabio e famiglia si è recata presso un centro privato per trascorrere una breve vacanza.

Un breve racconto:
"Sulla strada del ritorno, ci siamo impattati in un posto di controllo. Gendarmi armati in tuta mimetica e con il viso ricoperto dal classico turbante mi hanno intimati l'alt!. Prosper in macchina con me ha subito mormorato le temibili parole: hold-up de route! (rapina da strada). L'ufficiale ci ha chiesto di portare due militari in tenuta bellica a 15 km di distanza. Un timido accenno alla impossibilità di ospitarli in auto è stato subito bloccato con una risposta categorica: ils montent dans la benne à ordures de l'auto. E senza alcuna attesa di conferma o risposta ha impartito l'ordine. Il nostro timore era che una volta partiti appena fuori da occhi indiscreti, ci puntassero l'arma e ci depredassero di tutto. Fortunatamente non è stato così. Sono stati i 15 km più lunghi della giornata, arrivati alla barriera successiva, sono smontati dal cassonetto della macchina e mi hanno chiesto di scendere per bere in loro compagnia. Je ne parle pas français e con moderazione, ma fermezza ho chiesto di spostare la barriera e mi sono avviato."

Ecco la giornata si è conclusa, ho consegnato il mio passaporto a Fernand, un abate che deve recarsi a N'Djamena e mi auguro di ottenere il visto.


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