Gianni Pesticcio Diario Tchad
13 dicembre 2008 - Tchad (Goundi)
Festa di ringraziamento
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Per concludere il racconto di ieri sera sulla raccolta... sacchi... miglio vi posso confermare che sono riuscito a "rastrellare" 150 kg di miglio e 50 kg di fagioli. Alle ragazze ho dato una piccola ricompensa, sicuramente ben riposta.

Ho avuto una richiesta perentoria dai "maçons" che ho portato a Golì: "serve il cemento per le ore 6.00 lo puoi portare?". Pertanto ieri sera, durante l'attesa ho fatto carburante e sono andato da Mahamat ad acquistare 4 sacchi di cemento. Al magazzino ho trovato un anziano e mi ha detto che era invalido e che lui i sacchi non li caricava. Ho fatto anche questo sforzo, ma mi è rimasto il dubbio da chiarire sulle reali condizioni di salute del magazziniere. Avvicinandosi il momento del rientro, i ritmi di lavoro che mi sembravano già tesi, si sono ulteriormente affrettati.

Molte sono le cose in programma questa mattina. La prima incombenza è quella di portare assistenza al cantiere di Golì: sono 30 km di pista rossa, polverosa e piena di buche. Una vera passeggiata. Al mio arrivo mi dicono che mancano anche la cariola, 40 gambe dei banchi, 56 ripiani, tutta la bulloneria e la relativa chiave inglese del n. 13. Grazie tante!! Questo pomeriggio dovrò rifare il viaggio per consegnare la nuova merce. Questa volta ho chiesto il numero di cellulare di Raimond in modo che mi possa contattare se vi sono altre richieste. Poiché è difficile reperire generi alimentari, ho lasciato detto di avvisarmi se ci sono nuovi arrivi. In effetti questa mattina ho recuperato ancora un cartone di zucchero e uno di sapone ed altro miglio.

Il tempo scorre e devo recarmi a Maimba per la festa di ringraziamento che la scuola Agraria ha allestito per esprimere gratitudine per i lavori eseguiti e per i generi di sostentamento che ho elargito. Tutti i prodotti sono esposti: in bella mostra le cariole, le pale, le houes, i rastrelli, le asce, la carretta, i sacchi di zucchero, miglio, fagioli e gli scatoloni di sapone. Una vera festa: suor Agostina, da vera intrattenitrice, ha organizzato gli interventi dei maestri e ha elogiato le "anime buone" che hanno reso possibile questo avvenimento. A suggellare il giorno di festa e la ricorrenza solenne ha fatto distribuire a tutti i ragazzi un pezzo di sapone e una razione di zucchero. Mi sono commosso a vedere i ragazzi rigirarsi fra le mani il sapone quasi fosse una reliquia, ho visto un bambino avvolgerlo con cura in un panno unto e riporlo nella tasca, un altro lo leccava e confermava la buona qualità del prodotto. Sullo zucchero nulla da ridire, corrisponde al classico gelato che i nostri bambini percepiscono in una ricorrenza particolare. Al termine della cerimonia, tutti i ragazzi hanno cantato una canzone natalizia in segno di ringraziamento e la festa è stata suggellata da grida e gorgheggi prolungati dove di sottofondo di tanto in tanto si udiva "Merci Jani".

Ma la mia giornata non è finita, mangio o meglio faccio finta di mangiare e mi reco in brousse a Golì. Mi accompagna Lorelì. Devo consegnare un carico di banchi e relativa bulloneria. Il percorso lo conosco bene ma il solito imprevisto mi attende sulla strada. A Ngangarà c'è il mercato ed io lo devo attraversare in macchina poiché non conosco alternative di sorta. Qualche donna si sposta al suono del clacson, altre fanno finta di non sentire, bambini ed uomini si appoggiano e si strusciano sulla carrozzeria del mezzo. Provocare una piccola discussione può essere angustiante poiché si formerebbe immediatamente una piccola folla di curiosi e l'uomo bianco "nasser" non sempre è ben accolto. Il Ciad quale, ex colonia francese, porta ancora sfregi non cicatrizzati. Riesco ad attraversarlo una prima volta, scarico la merce alla scuola di Golì e mi appresto a ritornare. Chiedo se ci sono itinerari alternativi, anche più lunghi ma la risposta è categorica "rien". E così un po' trepidante mi rassegno a rientrare sullo stesso percorso. Per rendere l'idea, immaginate il mercato di casa nostra, senza bancarelle, con donne che depositano a terra la mercanzia, uomini che vendono pecore e polli e bambini che scorazzano fra le stuoia mentre le donne mostrano verdura e cereali. Penso che avrei potuto comperare molti "korò" di miglio, ma che non è prudente avventurarsi a piedi. Lentamente rientro sulla carreggiata e lascio alle spalle il mercato con grande sollievo.

Sulla strada del ritorno mi soffermo a guardare e fotografare i campi di cotone: quest'anno è stato un buon anno anche se la "Cotton Ciad", l'azienda che acquisisce il cotone, non ha ancora ritirato quello dello scorso anno. Forse questa volta andrà meglio, riusciranno a venderlo ed il lavoro svolto non sarà vano. Domani probabilmente devo ritornare a Golì a controllare i lavori, voglio vedere almeno una scuola allestita con i banchi e le panche. Come sempre, la squadra di operai è lasciata sul cantiere, dormono e mangiano dove vengono portati, gli unici bagagli che hanno al seguito sono: una pentola per cucinare e lavare, panni brutti da lavoro e una coperta rattoppata per la notte.

Quando rientro oramai la giornata è conclusa, mentre scrivo mi accorgo che è sabato e che forse è un giorno prefestivo. Ma in Ciad mangiano anche il giorno di festa e i muratori lasciati in brousse devono continuare a produrre poiché è una buon'occasione per guadagnare una "retribuzione" onorata e certa.


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