Sicuramente mi aspetta una giornata intensa e ricca d'imprevisti poiché il programma ha già subito modifiche fin dalle prime luci dell'alba.
Il primo impegno è quello di accompagnare tutti i muratori a Golì. Mi attendono al cantiere con nuovi utensili da utilizzare per l'istallazione dei banchi. La macchina è ben carica e poiché devo recarmi in brousse, approfitto della circostanza per predisporre il materiale necessario per allestire un'ulteriore scuola che dista circa 10 km Da Golì. Mentre compio queste incombenze, mi giunge la telefonata di Taringue: si trova a Koumra e mi conferma l'arrivo del camion contenente il materiale ordinato a N'djamena da utilizzare per l'istallazione della pompa del Centro Nutrizionale. "Jani! Devi venire a prendermi ho molte cose e sono bloccato." Ecco che la mia giornata comincia ad allungarsi, dovrò proseguire fino a Koumra: il pozzo al Centro è stata una mia forzatura e non posso non sostenere l'iniziativa.
La piazza del mercato dove arrivano i camion è gremita di gente, di mezzi e di una confusione indescrivibile. È simile ad un formicaio dove tutti si muovono e vanno in una direzione non definita, i bambini attendono con il "pus-pus" pronti a svolgere qualche trasporto per racimolare un po' di soldi, le donne con il bambino legato sulla schiena si muovono portando in capo la merce da vendere. Approfitto dell'occasione per acquistare due caschi di banane e mi accosto nell'attesa di vedere arrivare Taringue. Poco dopo mi raggiunge, il camion sta per arrivare, facciamo in tempo a mangiare un pasto "ciadiano" e a bere una birra fresca. La merce da caricare è molta: 62 tubi, una decina di sacchi di cemento e sabbia, due pompe complete ed altra minuteria racchiusa in sacchi di juta. Tutto viene legato in modo molto abile. La strada è la solita pista infida ed il rischio di perdere il carico non è poi così remoto.
Mentre mi allontano dal mercato vedo i bambini giocare nelle fognature che scorrono in un rigagnolo a fianco di baracche, rincorrono due maialetti spauriti che attraversano la strada finendo sotto le ruote del mezzo che mi precede. Naturalmente non si ferma e i bambini continuano a giocare mentre vedo il porco sul ciglio fremere. La morte e l'indifferenza sembrano convivere senza una ragione apparente. Penso a quei bambini, sporchi, senza indumenti che si muovono con disinvoltura su un terreno che a noi fa rabbrividire. Lentamente prendo la strada del ritorno e mi sento impotente ed inutile.
Sgobbare, darsi da fare, cercare soluzioni attuabili e sobbarcarsi 120 km di pista per recuperare il materiale utile ad allestire un nuovo pozzo mi sembra un'esagerazione, ho reso felici bambini donando una caramella dal costo irrisorio. Ora la realizzazione del pozzo ha una valenza consistente, mi chiedo se è utile ed apprezzata! Forse è solo la stanchezza che mi appanna la mente e mentre rifletto suona il cellulare, Prosper mi chiede dove sono e se va tutto bene, rispondo che sono sulla strada del ritorno e conto di essere a Goundi per le 16.00. Scarico il materiale al Centro Nutrizionale, domani iniziano a trivellare e anche questa diverrà una piccola "oasi" con acqua a disposizione permanentemente. Mi dico che è una buona cosa, l'acqua è un bene prezioso che si apprezza maggiormente quando la si può utilizzare liberamente.
La giornata non è finita, ho ancora un incontro che non ha trovato una collocazione idonea nella mia "testa". A Goundi è sorta un'associazione nel mese di marzo ed ad oggi registra oltre 120 iscritti. Si tratta dell'associazione dei disabili fisici. Fino ad oggi avevo visto lungo la strada molte persone con problemi fisici, ma non mi ero mai soffermato a pensare alle cause o a come si poteva sostenere. Quindi mi sono recato presso questa scuola dove ho incontrato il "direttivo" dell'associazione. Mi hanno raccontato di come e perché è nata l'associazione e come si è costituita. Le difficoltà vissute da alcuni disabili hanno fatto crescere attorno ad essi una solidarietà sociale che ha trovato in seguito collocazione in un raggruppamento.
Ma le buone intenzioni corrono veloci e tutte le riunioni pubbliche si allargavano a nuovi iscritti che davano disponibilità ad aiutare chi era più sfortunato. Superato i 100 iscritti presso la Sotto Prefettura è nata l'associazione che ora ha un risvolto giuridico riconosciuto. Ho chiesto di poter avere visione dello statuto e delle finalità dell'associazione e ho chiesto cosa si aspettano da me. "Vogliamo far sapere che ci siamo" e che le nostre necessità sono quelle della sanità, della scuola, e simili a quelle della popolazione in genere. Mi raccontano di stampelle fatte con rami e di cariole trasformate in carrozzelle. Chiedo di farmi avere maggior informazioni e richieste più precise e pertinenti prima della mia partenza.
Esco dalla scuola e fuori mi attende una realtà molto dura. Seduti nella sabbia, appoggiati al muro, sdraiati su stuoie mi aspettano in molti. Sono gli iscritti dell'associazione. Vogliono salutarmi e ringraziarmi per essere venuto a Goundi e per l'attività che svolgo. Sono donne, vecchi, bambini, alcuni sono mutilati, alcuni si trascinano, ma cercano con lo sguardo il mio. È la seconda volta oggi che mi sento impotente e per la seconda volta penso a come poter aiutare questa gente. Non chiedono nulla, mi fanno vedere ciò che hanno e ciò che sono.
Voglio farvi vedere questa fotografia: è quella meno drammatica e quella che può dare speranza. Non so come aiutarli, forse questo diario è un mezzo per comunicare e per non lasciare nell'oblio questo dramma. Chi può darmi un indicazione, un nome, un associazione, un.... sogno a cui rivolgermi lo faccia tramite il sito. Io lascio cadere la goccia della speranza e mi piacerebbe trovare il mare ad accoglierla.
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