Pochi giorni oramai mi separano dalla chiusura del cantiere. Inizio con il "forage" del Centro Nutrizionale, l'approvvigionamento dell'acqua è poca cosa poiché si può attingere direttamente dalla pompa pubblica che è situata appena fuori delle mura del Centro. Appena iniziano a trivellare, mi ricordano la promessa fatta: "il montone"! Così con Taringue vado al mercato, lo mando a contrattare il prezzo e poi, fatto l'acquisto, rientro trionfale con il montone sul cassonetto dell'auto. Appena mi vedono arrivare scoppia un "hurra pour Jani", forse non è molto africano come incitamento ma... sicuramente efficace. Mi garantiscono che nella giornata i piccoli ospiti avranno un pozzo a forage funzionante.
Il tempo è tiranno. Con Emilio devo recarmi a Mamiong, dove mi aspettano per ripetere un cerimoniale come quello di Maimba. Tutte le carrette sono esibite in bella vista, gli attrezzi esposti ed è confermato come prossimo arrivo il grosso carro per i buoi. Il carro è stato ordinato a Sarh e deve giungere a Goundi con i mercanti sabato. Io non sarò presente al conferimento, ma è solo questione di tempo in quanto è commissionato e soprattutto già pagato.
Arriva l'ora del pasto ed io non posso tardare o rimandare come spesso faccio, oggi sono invitato a pranzo dalle Suore ed è un evento "culinario" molto gratificante in quanto sono sempre ben fornite di ogni genere alimentare e curano sapientemente la preparazione delle pietanze. Mentre pranzo mi giunge la telefonata di Raimond: ha finito l'allestimento dei banchi nella scuola di Golì e posso andare a prenderlo in modo da allestire le esigenze per il prossimo centro.
Per la prima volta sento il peso della stanchezza e una spossatezza mi assale. Sono le 14 il sole è alto e cocente, la temperatura è di 39 gradi e ho bisogno di una doccia e di una piccola pausa per ritemprare il fisico. Contatto al telefono Prosper che si offre di andare in brousse, riposati mi dice.
Terminato il pranzo, passo dal Centro Nutrizionale. I ragazzi sono euforici, a 45 metri si sono fermati in una grossa e grande bolla d'acqua. Ora è questione di un paio d'ore per sostituire i tubi e montare la pompa del pozzo. La "mia" squadra deve essere esausta, sia per i ritmi sostenuti, sia per la serie di pozzi attivati. Il lavoro è faticoso ed è svolto al sole a temperature impossibili. Mentre parlo e mi complimento si lavano o meglio si sdraiano nel catino d'acqua per godere di un po' di refrigerio. Attorno tutti i bambini sono euforici e partecipano con gioia all'evento. Ora posso tornare in camera, posso disporre di qualche ora, poi, mi aspetta Maimba per la verifica lavori e questa sera la cena a base di "montone" assieme a quella che per un mese è stata la mia squadra.
Anche Maimba mi riserva una piccola sorpresa, al mio arrivo un gruppo di ragazzini mi accoglie festosi e mi porgono un dono. Mi dicono che è poca cosa, ma è spontaneo e sincero. È una grossa kalebà (mezza zucca vuota, seccata, usata come zuppiera) colma di arachidi tostate e caramellate ed accanto un biglietto che vi traduco:
"Buon Natale e Buon Anno,
a te alla mamma, alla dott.sa Anna e a tutti gli amici.
Caro Jani, grazie infinite!
Nei nostri lavori campestri, tu sarai con noi: le zappe, i rastrelli, le pale, le cariole e tante altre cose ci parleranno di te, delle preghiere della mamma e degli aiuti ricevuti dai nostri amici.
Grazie per lo zucchero, i fagioli e tutte le cose buone donate.
Anche il nostro sarà un Buon Natale!
Gli alunni della scuola agraria di Maimba."
La giornata si chiude con l'incognita del visto sul mio passaporto: ad oggi ancora nessuna buona novella, ma mi dicono che ci sono buone speranze per domani.
Per inserire un commento a questa pagina è necessario registrarsi al sito. Segui questo link per effettuare la login, o per creare un nuovo utente.
Home