Sono considerazioni rubate al viaggio. Sono molto preoccupato, oramai la mia posizione in Ciad è da considerarsi controversa. Tecnicamente sono privo del visto ed attualmente anche del passaporto poiché finché non mi sarà consegnato viaggio e mi sposto con una fotocopia.
In questo paese può essere la cosa più normale o può divenire un problema “di Stato”. Non piace agli Africani l’epilogo della vicenda dell’Arca di Zoe, l’organizzazione francese accusata di truffa e tentativo di rapimento di minori in Ciad, i cui membri sono appena stati graziati dal presidente ciadiano Idriss Deby Itno e liberati dal carcere francese in cui scontavano la pena di otto anni alla quale erano stati condannati. Purtroppo il Governo è diventato molto severo e rigido sulla posizione dei cooperanti e delle associazioni di volontariato dopo gli ultimi avvenimenti. I visti triennali sono stati tutti annullati ed i visti trimestrali che vengono concessi sono sottoposti a verifiche che di fatto allungano i tempi del rilascio.
Con questa grande incognita parto per N’djamena con il gruppo formato da Enry, Davide, ed Angelo. Inoltre ho saputo che anche il mio piano di volo è stato modificato e siccome non disponiamo di un biglietto elettronico, ma di un biglietto manuale di difficile interpretazione, si presenterà anche il problema di dover confermare la variazione ed appontare le necessarie modifiche. La partenza è alle ore 07.00, avremo il privilegio di viaggiare con un fuoristrada di prestigio, una fiammante Land Cruiser e Taye sarà l’autista assegnatoci. Con queste premesse il viaggio si presenta confortevole e incoraggiante poiché il mezzo è affidabile e l’autista conosce ogni “buca” delle strade di questo paese.
È un viaggio estenuante, a Bongor facciamo una piccola sosta per mangiare un “pule” ed una birra fresca. Il pollo viene tagliato e deposto sul tavolo senza posate e senza piatti ma oramai ci siamo abituati, si mangia con le mani. Enry ci fa una piccola sorpresa, esce e poi rientra con un cartoccio di “cri-cric” arrostite. Il sapore è simile a piccole patatine e sembrano dei gambaretti con le lunghe antenne. Tutti le mangiamo e le gustiamo con piacere solo al termine del piccolo aperitivo chiedo a Davide ed Angelo se conoscono le cric-cric. Enry sorride e anticipa la risposta “cavallette arroste”. A questo punto tutti sorridono e continuiamo a mangiare come cavernicoli con le mani. Il viaggio riprende, io dormicchio tutta strada, probabilmente la stanchezza mi ha portato un po’ di debolezza. Arriviamo a N’djamena alle 16.30; un tempo di percorrenza invidiabile, se consideriamo la strada e le difficoltà incontrate sulla pista (strada sbarrata per incidente, camion in “panne” che ustruivano la via, ecc.).
Sul piazzale antistante vedo Claudio, è il mio “uomo di fiducia” per seguire la prassi del visto sul passaporto. Soliti abbracci e saluti e poi chiedo se ci sono novità: “rien” mi risponde ma poi soggiunge: “ora provo a chiamare di nuovo”. La mia paura è che se non è pronto per domani mattina, sabato e domenica l’ufficio è chiuso ed io perdo il volo. Lo sento confabulare al telefono in francese e poi mi fa segno con il dito: “il tuo passaporto si trova all’Acra”. La Providenza mi ha aiutato e forse anche le suppliche e le preghiere di quelle persone che seguivano la mia vicenda con ansietà. Sono euforico anche se attendo domani con uno spirito più sereno, ma sarò tranquillo solo quando potrò avere fra le mani il mio passaporto.
Lentamente arriva il buio della sera, prendo possesso della mia camera e mi ristoro con una buona doccia. All’ora di cena osservo la sala da pranzo, è affollata di commensali, in totale siamo una quindicina. Penso a Goundi quando pranzavo assieme ad Emilio ed inevitabilmente commentavamo la giornata. A Cabrini avverto una diffidenza latente ma questo non può modificare il mio pensiero e la mia disponibilità. Osservo Angelo aggirarsi nel “Centro” alla ricerca di piccole cose da fare o da programmare e mi sembra che questo lo appaghi e lo faccia “ringiovanire”, conclude la serata con appunti su foglietti di carta che molto probabilmente perderà come da sua abitudine. Prima di salutarci e di ritirarci in camera, ci accordiamo per l’indomani.
“Mi raccomando Angelo” gli rammento gli impegni da assolvere: passaporto, biglietto avion, acquisti, visita suore, ecc, ma so già che dovrò cercarlo sul cantiere e sollecitare la sua presenza.
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