I volontari e i cooperanti ACRA impegnati nella gestione dell’Ospedale di N’Djamena inaugurato da ACRA e ATCP nel mese di ottobre, hanno scelto di restare. Raggiunti dai volontari di Medici Senza Frontiere stanno in queste ore accogliendo i primi feriti. Quaranta secondo le ultime notizie...

Milano, 05/02/2008 h.15,00

Mentre la situazione a N'Djamena sembra al momento relativamente calma, si sono riversate in Camerun tra le 15.000 e le 20.000 persone che hanno lasciato in questi giorni la capitale con ogni mezzo. Una equipe di ACRA, unica ong presente nel nord del Camerun da oltre vent'anni con un ufficio di coordinamento, è già sul campo per fare fronte alla situazione di emergenza.

Milano, 04/02/2008 h.12,58

“Qui in ospedale ci sentiamo “abbastanza” al sicuro, ma fuori, nella città, si continua a combattere e i rumori degli spari arrivano fino a noi”, afferma uno dei medici al momento in servizio all’ospedale, che abbiamo raggiunto telefonicamente. “ È difficile valutare quanti possano essere i feriti in città: ci sono in totale tre ospedali e noi in questo momento abbiamo venti posti letto occupati e purtroppo dobbiamo segnalare i primi decessi. A complicare la situazione c’è il fatto che molti degli operatori locali sono rimasti chiusi nelle loro case e dobbiamo quindi cercare di sopperire alla loro mancanza. Ad ogni modo, insieme ai volontari di Medici Senza Frontiere e agli studenti della Facoltà di medicina dell’ospedale per ora ce la stiamo cavando. Al momento il problema più grande è rappresentato dal rischio di restare senza gasolio: per far funzionare la struttura ce ne servono circa 200 litri al giorno, quindi abbiamo un’autonomia di una settima al massimo. Spero che gli scontri non dureranno così a lungo”. Conclude la telefonata sottolineando la scelta che lui e gli altri operatori hanno fatto di prestare cure mediche solamente alla popolazione civile e augurandosi ancora una volta una rapida soluzione del conflitto.

Milano, 04/02/2008 h.10,30

Stanno rientrando in queste ore i primi sei volontari e operatori di ACRA da N’Djamena: sono già all'aereoporto di Parigi e rientreranno in Italia in giornata. Restano ancora in Ciad gli operatori dell’ospedale Il Buon Samaritano, che, con i volontari di Medici Senza Frontiere, stanno cercando di far fronte alla drammatica situazione di queste ore concitate, soccorrendo i molti feriti che continuano ad arrivare. “L’ospedale è stracolmo di feriti, tutti civili”, ci raccontano alcuni degli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ospedale “e anche noi ci siamo messi a disposizione e stiamo collaborando attivamente alle attività di primo soccorso”.

Milano, 03/02/2008

ACRA, presente da oltre trent’anni in Ciad, sta vivendo in questi giorni il dramma del colpo di stato. “La crisi”, dice Annalisa Bortoluzzi responsabile in Italia dei progetti ACRA, “si presentava simile a quelle precedenti. Non è certo la prima volta, nella storia recente, che i ribelli arrivano alle porte della capitale. Ma venerdì abbiamo intuito che le cose sarebbero precipitate. E così è stato”. “Venerdì pomeriggio”, continua Annalisa Bortoluzzi, “i ribelli, provenienti dall’est, non si sono fermati alle porte della città. Fin dalle prime ore della mattina circolava la voce che stessero entrando a ’Djamena e alcuni dei nostri espatriati in Ciad, diciotto in tutto, si sono riuniti in ufficio. Abbiamo stabilito un contatto con loro attraverso il satellitare e abbiamo saputo che l’ambasciata francese e il PAM stava organizzando punti di raccolta per preparare l’evacuazione. Tutti i nostri volontari sono attualmente al sicuro. Ieri notte è partito il primo volo del contingente francese diretto Libreville in Gabon. Gli altri stanno partendo in queste ore”.